martedì 6 gennaio 2015

La Befana, un pò strega un pò fata..

La Befana,
“..un po' strega un po' fata, generosa e inquietante, ninfa attempata e sibilla decrepita.”* Oggi voglio dedicare a questo magico e un po’ misterioso personaggio, che iconograficamente è la sintesi cristiana di diverse divinità e rituali pagani, un bel libro ricevuto in dono per Natale, “Se chiudo gli occhi” di Simona Spartaco (2014, Giunti Ed.).
Non conoscevo questa autrice italiana e sia il titolo che la copertina del libro non mi avevano particolarmente ispirata appena viste. Ma ricevere in dono un libro lo considero uno dei più bei regali che si possa desiderare e perciò l’ho subito inserito fra le letture natalizie.  E che sorpresa..che viaggio di scoperta e in qualche modo che ‘epifania’ per la giovane protagonista Viola, figlia di un famoso pittore e scultore che, separandosi dalla moglie, condanna per anni la sua amata figlia al dolore dell’abbandono, al senso di colpa per essersi creduta la causa della rottura del matrimonio dei propri genitori e all’insicurezza cronica che la porta a scegliere una vita banale e comune che non le appartiene, solo per cercare di non ripetere gli errori di cui era stata testimone e vittima.
Ma oltre alla storia dell’evolversi del rapporto fra padre e figlia, che colpisce nel modo in cui l’autrice fa magistralmente trasformare i personaggi svelandone a poco a poco le personalità e la profondità dei sentimenti che ne hanno mosso le scelte di vita, quello che mi ha colpita soprattutto è il contesto, l’ambientazione della storia, che dapprima fa da sfondo e poi diventa esso stesso attore primario che muove i fili del racconto.  
Il viaggio che viene narrato infatti porta da Roma ai Monti Sibillini, nelle Marche, attorno ai luoghi della famosa Grotta della Sibilla, da cui la catena montuosa prende il nome, fra i Comuni di Montemonaco, Foce e Rocca dove era nato il famoso artista padre di Viola. Qui l’arte della tessitura, la conoscenza del potere curativo delle erbe e gli strani poteri di cui sono portatrici alcune anziane donne di quei luoghi, riportano all’antico mito della regina Sibilla e delle fate dai piedi caprini, sue ancelle. Diverse sono le variazioni del mito originario richiamate sia da Antoine de la Sale che da Andrea da Barberino nel XV secolo, versioni entrambe non molto lusinghiere sugli effetti di queste streghe/fate sugli uomini, ma è la tradizione popolare locale che viene richiamata in questo libro.
I poteri della Sibilla infatti, fata buona, veggente e incantatrice, ma non perfida o demoniaca, sembrano tramandarsi geneticamente in alcune donne di questi luoghi, e fra queste Viola, che si troverà portatrice della capacità di viaggiare con la mente e di ritrovarsi con le anime delle persone care, che da sempre la aspettano, ‘..in quel punto dell’orizzonte dove non c’è più distinzione fra cielo e campi’. Sarà infatti la consapevolezza piena delle proprie origini che permetterà a Viola di riscoprire i colori della vita nella loro forma più vivida e di cancellare le sfumature di grigio che hanno rischiato di renderla cieca al senso più profondo del suo essere. Quello stesso potere la riconcilierà con l’amato padre, le darà la forza di ricominciare, ricongiungendosi anche fisicamente alla sua terra natia.
Un bel romanzo che permette di immedesimarsi nella magia di questi luoghi al punto di voler quasi potersi sentire un pò fata e un pò sibilla, almeno per una volta.. 
Buona Epifania!
 *da un articolo di M. Niola, La Repubblica 02/01/15

4 commenti:

fata confetto ha detto...

Ciao Laura,
tante cose belle e interessanti nel tuo blog, complimenti e auguri per il nuovo anno:-)
Fata Confetto

http://schiaccianici1.blogspot.it

laura ha detto...

Ciao Fata Confetto grazie per il commento e per essere passata qui! Un caro saluto e buona domenica

Daniela ha detto...

Mia carissima Laura,
stupendo questo tuo post, letto tutto di un fiato, grazie di cuore !

Sai che con la Befana io ho sempre avuto un rapporto molto particolare, da bambina la temevo, ne avevo il terrore, facevo la brava, più che potevo, convinta che non mi avrebbe portato carbone ed invece me ne portava sempre, con mio grande dispiacere (ed ovviamente enorme divertimento della mia mamma che rideva al vedere le mie lacrime!) carbone che non mangiavo perché dicevo che odorava di Befana e perciò ogni anno il mio astio verso questa vecchina così decrepita da non capire che portava il carbone alla bimba sbagliata, cresceva cresceva finché non sono diventata sufficientemente adulta ..., ma ci credi che ogni anno si ricorda ancora di me e forse ora che qualche pezzettino di carbone potrei anche meritarlo non me lo porta più .... eh sì, è sempre più confusa :D !
Ti lascio con un abbraccio colmo di affetto e di gratitudine, buona serata dolce amica mia X
Dany

laura ha detto...

Carissima amica che bello leggere i tuoi ricordi e vissuti di bambina e di come questi ti abbiano accompagnata fino ad oggi..quando arriva Natale non tutti per esempio capiscono perché mi dia tanto da fare per creare quell' atmosfera e tutti quei simboli che fanno di questa festa un momento magico. Continuare a dare ascolto a quella parte di noi ancora bambina e innocente che ci fa credere nella magia delle cose o persone fantastiche non è forse il modo migliore di conservare quella spensieratezza che negli adulti tanto manca? Ti abbraccio forte