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lunedì 9 settembre 2013

Attività sportive o simil tali nei film e romanzi ambientati nell’800



Il mese di Settembre è il mese in cui riprendono tutte le attività dopo le meritate ferie estive:
il lavoro per chi ha fatto le ‘tipicamente italiane’ ferie d’agosto, la scuola, le attività sportive agonistiche o meno che siano. Ed è proprio prendendo spunto da quest’ultime che mi sono venute in mente diverse scene di film o serie TV ispirati ai romanzi di Jane Austen, Forster o altri autori, ambientati comunque nell’800 in generale, in cui sono stati rappresentati gli sport più in voga in quel periodo sebbene appena accennati e mai in forma agonistica. Partendo dalle classi più nobili mi è venuta in mente Emma, rappresentante dell’alta borghesia della campagna inglese che, nel film omonimo del 1996 ispirato ad uno dei romanzi della Austen, fa tiro con l’arco mentre dialoga animatamente con Mr. Knightley.

Sempre rimanendo nell’upper class e spostandoci verso fine secolo troviamo nella prima serie di ‘Downtown Abbey’ una famosa scena della caccia alla volpe, durante la quale Lady Mary rimane folgorata dal bel principe turco che poi ‘folgora’ in senso stretto lei stessa durante una notte di passione. Bellissimi i costumi e il rituale del bicchiere della staffa che sancisce l’inizio dell’attività. Sempre in Downtown Abbey, ritroviamo anche nel finale della terza serie la scena di una partita a cricket che diventa occasione di riunione familiare nonostante i contrasti e le differenze ideologiche e di classe dei vari protagonisti.  In ‘Becoming Jane’ del 2007, film molto liberamente ispirato alla vita di Jane Austen e, a mio modesto avviso, molto ben riuscito, troviamo due scene di boxe sostenute da un irruente e un po’ scavezzacollo Tom Lefroy/James McAvoy, anche se più orientate al gioco delle scommesse che all’attività sportiva in sé. Nello stesso film, è bella anche la rappresentazione della partita di cricket,
occasione per lo più sociale di passatempo fra familiari e amici, in cui Jane Austen/Anne Hathaway sorprende con un ‘home run’, o fuoricampo, un Lefroy/McAvoy intento ad esibirsi davanti a lei per attirarne l’attenzione.
Nel film ‘Camera con vista’ del 1986, ispirato al famoso romanzo di Forster, troviamo rappresentata una partita di badminton, più noto da noi come ‘volano’,  come forma di attività giocosa e informale fatta fra familiari.
L’equitazione era anch’essa una pratica diffusa oltre che uno dei pochi mezzi di locomozione a disposizione anche se non proprio alla portata di tutti. Quando in ‘Orgoglio e pregiudizio’ di J. Austen la Sig.ra Bennet costringe Jane, la maggiore delle figlie, a fare visita al vicino di casa  Mr. Bingley  a cavallo, questo stava ad indicare che almeno le figlie maggiori di casa sapevano praticare l’attività. Non solo, sapevano anche guidare il calessino, che forse di sportivo aveva qualcosa in meno ma richiedeva comunque una certa agilità. L’equitazione poi la ritroviamo praticata come attività sportiva, ma ancor più come attività
necessaria per gli spostamenti da quasi tutti gli uomini dei romanzi austeniani qui considerati: Mr. Darcy, Mr Bingley, Capitan Wentworth, Colonnello Brandon, etc. Da menzionare anche Catherine Moreland quando viene invitata da Mr. Tilney ad un’uscita a cavallo in ‘Northanger Abbey’ o quando Fanny Price in 'Mansfield Park' rimane delusa dal mancato appuntamento con Edmund Bertram che all’uscita con lei aveva preferito la compagnia dell’intrigante Mary Crawford. L’equitazione era quindi una pratica diffusa e spesso svolta come attività sportiva all’aria aperta in particolare dalle donne, più strumentale invece come attività da parte degli uomini.
Cosa dire poi delle camminate all’aria aperta, vera e propria attività fisica quotidiana sostenuta da uomini e donne di tutte le età in quel meraviglioso contesto che era ed è tutt’ora la campagna inglese?
Ne ritroviamo esempi sia nella serie TV che nel film di ‘Orgoglio e pregiudizio’ con protagonista in particolare Elizabeth Bennet sola o in compagnia delle sorelle; o in ‘Ragione e Sentimento’ quando ad esempio, nella serie tv del 2008,  Marianne costringe la sorellina a fare diverse miglia con lei per sfuggire alla corte serrata di un ignaro Colonnello Brandon; o ancora nella serie TV del 2007 ‘Persuasion’, quando Anne Elliot, in compagnia della sorella, del cognato e delle sorelle di questo nonché del suo amato Capitano Wentworth, è costretta a fare una lunga passeggiata controvoglia durante la quale si infortuna a una caviglia.

Concludo con la danza, che sebbene oggi possa essere considerata un’attività sportiva ed anche agonistica in alcuni casi, nell’800 era, come ben sapeva la nostra Lizzie Bennet, l’attività ‘..consigliata per incoraggiare i sentimenti, persino se il cavaliere era appena passabile!”   



domenica 4 agosto 2013

‘Orgoglio e pregiudizio’ a fumetti in edizione Marvel



L’idea della Marvel di rappresentare graficamente il più famoso fra i romanzi di Zia Jane ‘Orgoglio e pregiudizio’ a
fumetti in occasione del suo Bicentenario, è nata con l’obiettivo di coinvolgere un maggior pubblico femminile a questo genere di pubblicazioni tipicamente rivolte ai ragazzi. Così commenta la sceneggiatrice Nancy Butler, nell’introduzione di questa graphic novel nuova di zecca. Appena ne ho avuto notizia non ci ho pensato due volte e mi sono procurata un copia su internet. Le premesse buone infatti c’erano tutte.

La Marvel è da sempre la casa editrice di fumetti da me preferita assieme all’italiana  Bonelli. Sarà che fin da piccola rubavo i fumetti dei supereroi a mio fratello maggiore, sarà che gli americani con le loro manie di persecuzione da parte di cattivi di tutte le specie hanno inventato altrettanti vendicatori in cerca del giusto riscatto, ciechi (Daredevil), provenienti dal Walhalla (Thor) o semplici umani che sotto l’effetto di sostanze più o meno chimiche e più o meno aliene hanno sviluppato poteri non comuni (Uomo Ragno, Hulk, i fantastici 4). Per non parlare dei capostipiti mutanti e miei preferiti X-Men. Sarà che a differenza di altri fumetti qualche componente femminile ogni tanto saltava fuori, si veda ad esempio Wonder Woman, Tempesta, Elektra, la Vedova Nera che, sebbene disegnate come super pin up per incontrare il gradimento del pubblico maschile mantenevano un barlume di par condicio. Insomma, sarà tutto ciò ma la Marvel per me è una garanzia. L’altra premessa non ha bisogno di essere commentata, parliamo di Jane Austen e di ‘Orgoglio e Pregiudizio’.
Ebbene nonostante queste più che buone premesse sono rimasta piuttosto delusa dal risultato finale. Mi dispiace dirlo ma convinta che i disegni della cover fossero quelli contenuti all’interno, quindi delicati, dolci e con colori che molto si addicevano alle atmosfere ottocentesche, quando ho aperto il libro mi sono invece ritrovata la caricatura delle sorelle Bennet in perfetto stile ventunesimo secolo. Bocche a canotto con rossetto, capelli folti e vagamente raccolti in acconciature morbide e ben poco elaborate, visi che hanno preso spunto da note attrici quali Kathie Bates per rappresentare Mrs Bennet e Glenn Close per Lady Catherine De Bourgh..inquietante davvero. Darcy è belloccio senz’altro ma anche se non sono riuscita a capire a quale attore si siano ispirati in particolare ce ne sono diversi a cui si potrebbe rimandare. Poi magari sono solo mie associazioni quelle dei volti con gli attori, ma credo di sbagliarmi di poco. Che dire di Lizzie? Mah, quello su cui Jane Austen aveva insistito molto come suo tratto distintivo erano gli occhi ma sinceramente qui non ne ho ritrovato la caratterizzazione giusta e il risultato è di una ragazza anonima e comune che quando si arrabbia sembra che si stia per trasformare in un qualcosa di davvero pericoloso.
Con questo non voglio dire che l’impresa fosse facile né che la mano di Hugo Petrus non sia buona, ma sinceramente non l’ho trovata adatta al fine del libro, se il fine era quello di fare un regalo alle Janeites, nè altrettanto se era quello di convincere nuove e più giovani fan ad avvicinarsi al mondo del fumetto.

Se avessero lasciato continuare a disegnare Sonny Liew e Tennis Calero, quelli della copertina, il risultato sarebbe stato senza dubbio molto più riuscito.

Sulla storia non ho molte obiezioni perché seppur con qualche imprecisione Nancy Butler è riuscita a rimanere in linea di massima fedele al testo originale senza appesantire troppo i dialoghi ma lasciandone una parvenza d’altri tempi.

Conclusione: circa supereroi, Dylan Dog, Dampyr e affini continuo a leggere i fumetti e lascio all’immaginazione o alle trasposizioni televisive o cinematografiche i romanzi dell’Ottocento da me tanto amati.

N.B. Tutte le immagini qui  riprodotte sono Marvel-PaniniComics©2013
©
(immagine: Marvel - PaniniComics © 2013)




martedì 30 aprile 2013

Matches & Matrimony: a Pride and Prejudice Tale


Girovagando per la rete ho scoperto di recente questo action-game per appassionate austeniane o Janeites, che in modo molto simile alla filosofia del game-book ‘Lost in Austen’ fa rivivere da protagoniste ambienti e potenziali storie d’amore in perfetto stile Regency! 
3 sono i romanzi di Jane Austen che si intrecciano, ‘Orgoglio e Pregiudizio’ che è anche lo scenario in cui si possono muovere e far agire i personaggi, ‘Persuasione’ e ‘Ragione e Sentimento’. Ovviamente lo scopo è quello di combinare un matrimonio vantaggioso e nove sono i diversi lieti fine (o meno) da scoprire e da poter riadattare ricominciando il gioco a seconda della propria volontà di far emergere felicità, fortuna e altro. Si pianifica la settimana con diverse attività da fare che portano ad incontri diversi e così si determina lo sviluppo della storia attraverso 20 capitoli del rinnovato romanzo.
Non mancano i personaggi inventati o da inventare, compresa la protagonista che può scegliersi nome e professione come ad esempio quello di ‘Elizabeth Orthensia, the Zombie Killer!’
Si possono trovare diversi video su you-tube che esemplificano le scene o i passaggi possibili delle storie da inventare e in alcuni casi la cosa più divertente è il commento che si sente in sottofondo.
Mi è piaciuta in particolare la grafica usata che, anche se statica, ben rappresenta le caratteristiche dei protagonisti più noti. Ecco ad esempio un Darcy accigliato, un Bingley sognatore o una dolce Jane.
 

E ancora, con qualche variazione sul tema, un Wickeby affascinante ma mascalzone e un sempre repellente Mr Collins.


Inutile dire che questo simpatico gioco ha il copy right della Reflexive ® Entertainment ed è a pagamento. Altre info si possono trovare sul sito www.matchesandmatrimony.com

Riuscirà  Elizabeth a conquistare il suo Darcy?...Mah, secondo me comunque anche se vira verso il bel Wentworth fa comunque un bell’affare!

domenica 27 gennaio 2013

Diverse tipologie di coppia nel romanzo 'Orgoglio e Pregiudizio'


Rendere omaggio a uno dei romanzi più conosciuti al mondo non è facile ma non potevo esimermi dal farlo a un giorno dalla data che celebra il bicentenario dell’opera magna di Jane Austen. Così, riflettendo su cosa poter ancora commentare da pura appassionata e senza velleità critico-letterarie, ho pensato di fare qualche considerazioni sulle coppie di più o meno fidanzati prima e in seguito sposi di ‘Orgoglio e Pregiudizio’.
La coppia di convenienza:                                                                                                          
Mr. Collins era giunto a Longbourne per scegliere una delle 5 figlie di Mr Bennet da cui avrebbe ereditato la tenuta, essendo il primo parente maschio in linea diretta di successione. Presi i voti da parroco anglicano, si era da poco infatti sistemato nella canonica gentilmente affidatagli da Lady De Bourgh, sua nobile protettrice, e come da questa stessa perentoriamente consigliato, mancava al quadretto solo una giovane moglie che si fosse presa cura di lui e della sua modesta ma dignitosa dimora. Conosciamo bene poi le vicende che lo portano a scegliere, o meglio, a ripiegare su Charlotte Lucas, cara amica di Lizzie Bennet, la quale non per amore ma, come da lei stessa dichiarato all’amica, come ultima opportunità di affrancarsi dalla famiglia, accoglie la proposta del singolare Mr Collins di buon grado. Così lui compie il suo dovere nei confronti della sua adorata protettrice e nel rispetto pieno delle convenzioni del tempo e lei, Charlotte, ventisettenne non bella e non ricca, si salva da un triste destino di povertà e umiliazione che l’avrebbe vista gravare sulle spalle degli anziani genitori. Non c’è amore in questa coppia, ma c’è il rispetto reciproco e forse in prospettiva ci sarà una forma di affetto che si consoliderà vieppiù aumenterà la figliolanza. Zia Jane sapeva bene come questo esemplare  di coppia fosse piuttosto frequente ai suoi tempi e come la donna in particolare dovesse ‘adattarvisi’ senza troppe lamentele; ma sapeva bene anche che questo tipo di ‘contratto matrimoniale’ non era per tutte, lei in primis.
La coppia romantica:                                                                                                                     
 Mi piace definire ‘romantico’ l’amore, vero in questo caso, di Jane Bennet e Mr Bingley, perché ne ha tutti i connotati. La folgorazione al primo incontro, il ballo di Meryton, dove Jane e Charles vengono presentati per la prima volta e danzano ripetutamente insieme. Il desiderio del cavaliere di aiutare la dama in difficoltà, quando Charles offre a Jane lunga ospitalità a Netherfield, quand’ella si ammala recandogli visita a causa di un acquazzone improvviso (…o quasi!). La profonda sofferenza di entrambi per la separazione voluta da altri, che non fa però che alimentare quel sentimento puro, anche se apparentemente senza lieto fine. La gioia immensa del ritrovarsi, dopo la benedizione di chi davvero conta, con tutti gli imbarazzi del caso ma con la speranza riaccesa in entrambi di coronare con uno splendido matrimonio una felice vita insieme. L’amore, l’ingenuità e la purezza sono gli aspetti che colpiscono di questa coppia, due anime così simili ed affini che non possono che stare assieme. Elemento non trascurabile poi, che completa il tutto, è il patrimonio di lui, che permetterà agli sposi di concentrasi principalmente sugli aspetti piacevoli della loro vita matrimoniale.
La coppia che scoppia:                                                                                                                  
Preferisco definirla così per il prevedibile non lieto fine che tutti immaginano, ma sarebbe stato forse più corretto, ma molto meno austeniano, definirla la coppia ‘dirty‘. Come tutti gli appassionati avranno capito, mi riferisco a Lydia Bennet e Mr George Wickham, gli scapestrati del romanzo, che poca simpatia suscitano ma che molto colore donano al perbenismo generale che caratterizza il romanzo. Lydia è la più sciocca della sorelle Bennet, ineguagliabile per la scarsa presenza di intelligenza, raffinatezza e buone maniere, nonché per l’eccessiva presenza di civetteria sconveniente per l’età posseduta, quindici anni, e di logorrea vacua molto probabilmente ereditata dalla madre. Mr. Wickham, che del ‘Signore’ ha ben poco, è un bel giovanotto di scarsi principi morali, dissoluto e a caccia perenne di giovani signorine, meglio se accompagnate da una generosa dote. Finiscono imbrigliati entrambi nei loro sconsiderati e poco ragionati piani, che li vedono fuggire assieme senza mezzi e prospettive e all’insegna del brivido dell’avventura e null’altro. Non c’è infatti amore fra i due giovani, forse solo un’infatuazione da parte di lei, preda fin troppo facile di un libertino senza scrupoli. Zia Jane però punisce questa coppia un po’ folle, obbligandola ad un matrimonio che condannerà i coniugi ad una vita senza felicità, ricca di problemi e con il giusto di mezzi generosamente offerto da altri.
 La coppia che ci piace immaginare:     
Da sola non li avrei mai associati come coppia ma, leggendo ‘Mr Darcy’s Diary’ di Amanda Grange, l’’Orgoglio e Pregiudizio’ vissuto e narrato da Darcy, l’idea dell’autrice che si prende la libertà di aggiungere un matrimonio oltre a quelli già raccontati da Jane Austen mi è piaciuta moltissimo. Parlo del fidanzamento che Darcy annuncia alla fine del suo diario, quello di Anne, l’insipida e malaticcia figlia di Lady Catherine De Bourgh e del prestante  Colonnello Fitzwilliam cugino della stessa Anne e di Darcy. Entrambi non più giovanissimi, lei sui ventotto e lui ultratrentenne, potrebbero essere davvero una coppia ben riuscita per i seguenti motivi. Lei è una ricca ereditiera, destinata a rimanere zitella a causa degli intrighi della madre che la vuole a tutti i costi moglie di Darcy, che come sappiamo guarda a ben altri orizzonti. E’ si malaticcia e insulsa ma sembra che questo stato sia dovuto principalmente dalla presenza totalizzante e schiacciante della madre. Pertanto ci piace credere, come la Grange, che Anne, uscita dalla nefasta influenza della madre, possa anche rifiorire sia spiritualmente che fisicamente. Lui, che di cognome fa Fitzwilliam, anche se di buona famiglia ed ottima educazione, non essendo primogenito ha dovuto arruolarsi per avere un lavoro che gli consenta di vivere dignitosamente in mezzo alla nobiltà e non può concedersi un matrimonio con una giovane che non abbia una significativa dote. Fitzwilliam però è una brava persona affidabile e responsabile (è tutore di Georgiana assieme a suo cugino Darcy), è brillante e paziente, tanto da sopportare senza troppo fastidio la presenza della nobile zia. Questa presunta coppia quindi  soddisferebbe senz’altro le convenzioni del tempo e contemporaneamente possiamo anche pensare che sarebbe foriera di un bel sentimento caratterizzato non da grande passione ma senza dubbio da serenità e lieta prospettiva futura. 
La Coppia con la C maiuscola          
L’ho lasciata per ultima e non a caso la coppia d’eccellenza, protagonista del bellissimo romanzo di cui qui si racconta, quella costituita da Elizabeth Bennet e Fitzwilliam Darcy. E’ la coppia in cui vorremmo ritrovarci un po’ tutte noi donne, la coppia che non lascia spazi al dubbio che sia semplicemente perfetta. Elizabeth è una ragazza spigliata ed intelligente che nonostante non le mandi a dire a nessuno riesce però a conservare dei modi e uno stile all’altezza di ogni situazione. Non è particolarmente bella, è abbastanza carina, ma è il carattere che completa la sua bellezza interiore ed esteriore, aspetti che conquistano infine l’apparentemente irraggiungibile Mr. Darcy. Darcy è un uomo caratterialmente riservato, onesto e fedele, molto ricco e di nobili origini, e come tale diffidente verso le classi sociale ‘inferiori’. Essendo però anche piuttosto intelligente sarà in grado con l’esperienza e soprattutto l’amore di Elizabeth di rifocalizzare e correggere i pregiudizi che lo avevano caratterizzato fino al felice incontro con la sua amata. La coppia ha bisogno di fare un percorso prima di divenire tale, percorso che parte da subito con un’inevitabile attrazione che però in principio si manifesta con rifiuto e schermaglie da parte di entrambi, ma che poi un po’ alla volta evolve in una passione ed un amore profondo che rende inevitabile il lieto fine. Credo non sia opportuno aggiungere altro sui nostri due amati, soltanto che probabilmente tutte noi vorremmo avere qualcosa di Elizabeth Bennet e che sarebbe cosa buona che in giro ci fossero un po’ più Darcy!

martedì 15 gennaio 2013

Le Ladies di Jane Austen


Il 2013 si apre, per gli appassionati del genere, con l’avvio delle celebrazioni del Bicentenario di quello che viene definito il capolavoro di Jane Austen, il bellissimo romanzo ‘Orgoglio e Pregiudizio’. Facendo parte di questo nutrito gruppo di appassionati, sto partecipando a delle belle iniziative nel web sul tema e, oltre a rileggere il romanzo per l’ennesima volta (scrivo ‘ennesima’ perché davvero ho dimenticato il numero di volte), mi sono procurata e sto leggendo anche il ‘Diario di Mr Darcy’ di A. Grange, perché da poco mi sono incuriosita degli spin-off . Il coronamento del tutto sarebbe anche un bel viaggetto in quel dell’Hampshire, ma questo ahimè dovrò rimandarlo ancora per un po’…                                                                                                                
Leggendo dunque ‘Orgoglio e Pregiudizio’ trovo davvero interessante e singolare, ma anche in linea con il pensiero della scrittrice verso tutto ciò che era la nobiltà di allora, la descrizione della Lady per eccellenza dei romanzi di Jane Austen, Lady Catherine De Bourgh. Così, partendo da una riflessione su quest’ultima, mi è venuta l’idea di metterla a confronto con le altre celebri Ladies della medesima autrice, fra cui Lady Russel di ‘Persuasione’, Lady Bertram di ‘Mansfield Park’ e, sebbene di tutt’altra età anagrafica e anche ‘stile’, la protagonista del romanzo giovanile ‘Lady Susan’.
Lady Catherine De Bourgh è l’ingombrante zia di Mr. Darcy, antagonista fino alla fine della nostra eroina Elizabeth che, appartenendo ad un rango non ritenuto all’altezza di tanto degno partito ma avendo attirato nonostante ciò troppo l’attenzione del nipote, metteva in serio pericolo la pianificazione delle successioni patrimoniali delle blasonate famiglie Darcy-De Bourgh. La Austen la descrive come non giovane, alta e robusta, dai lineamenti marcati rivelatori però di una passata bellezza; austera ed autoritaria quanto basta per esprimere tutta la sua superiorità di rango verso coloro che appartenevano a ceti non nobili. Piuttosto arrogante e chiacchierona la Lady in questione tende a monopolizzare i suoi interlocutori mettendoli spesso di fronte ai loro limiti o inadeguatezze, come fa ad esempio con Lizzie Bennet riguardo le sue doti musicali mal coltivate, ma con una naturalezza tale come se fosse suo compito redarguirli e correggerne le cattive inclinazioni. Lady De Bourgh non è adusa ad essere contraddetta tanto più rispetto ai suoi piani successori da lei prestabiliti e sempre secondo lei  immutabili, che vedevano il povero Darcy unito in un triste matrimonio con l’insignificante e malaticcia cugina Anne. Come già più sopra detto quindi, Lady Catherine De Bourgh gareggia per il primato della Lady ‘cattiva’ per eccellenza. Bellissima l’interpretazione dell’attrice Judi Dench nel film di Joe Wright del 2005.
Lady Russel è la cara amica della madre scomparsa di Anne Elliot, la protagonista di ‘Persuasione’ alla quale si deve il titolo del romanzo. E’ lei infatti la nobildonna che promette alla madre morente di Anne di prendersi cura della figlia prediletta e lo fa persuadendo l’ingenua diciannovenne a rompere il fidanzamento con un giovane e non ancora Capitano Frederick Wentworth, di modeste origini ma destinato in seguito a fare fortuna grazie alla carriera di ufficiale della Marina Inglese. L’influenza di Lady Russel appare in tutto il romanzo come esercitata a buon fine, nell’esclusivo interesse di Anne, che per certi versi viene considerata la diretta responsabile della facile malleabilità di cui si fa oggetto, anche a scapito di quello che si rivelerà il vero amore della sua vita. Lady Russel non risulta una donna arrogante e fredda, ma anzi forse è l’unica che dimostra un sincero affetto per la bistrattata Anne, quindi è difficile allocarla del tutto fra le Ladies ‘cattive’. Sicuramente l’adesione totale ad una visione stereotipata ed ottusa propria della upperclass del tempo a cui appartiene, la porta però ad agire con sprezzo e distacco verso coloro che vengono ritenuti di classe inferiore e quindi Lady Russel non si affranca del tutto da essere considerato personaggio negativo. Molto materna e dolce l’interpretazione dell’attrice Alice Krige nella miniserie BBC di ‘Persuasion’ del 2007.
Lady Bertram, la mamma di Edmund, protagonista maschile di ‘Mansfield Park’  mi è di una simpatia infinita perché, pur essendo per certi versi la Lady più insulsa che si incontra nei romanzi austeniani, è anche quella che mi fa ridere di più. Viene infatti rappresentata come una sonnolente signora, che risponde fuori tempo massimo alle domande poste dal marito o dai figli e il più delle volte con parole messele in bocca da questi stessi. Si addormenta qua e là senza accorgersi di cosa i figli ormai grandicelli le combinano sotto gli occhi e non si separa mai dai suoi adorati cagnolini. In un lavoro che ho letto, che cercava di descrivere i caratteri dei personaggi di ‘Mansfiled Park’ qualcuno si era posto seriamente la domanda se Lady Bertram non fosse uno zombie!! E’ lei però che al termine del romanzo in qualche modo e per prima benedice l’unione di Fanny con il suo figliolo, perché in Fanny ripone tutte le speranze di avere un sicuro ed affettuoso bastone per la vecchiaia, perdute invece nei confronti delle due figliole di costumi più frivoli ed audaci. Per riassumere quindi, nella mia personalissima classifica, Lady Bertram è la Lady meno negativa fra quelle qui citate. Riuscita l'interpretazione dell'attriceJemma Redgrave nel film TV del 2007.
Infine a Lady Susan, a cui la Austen ha dedicato un promettente romanzo giovanile in forma epistolare, si può assegnare il palmarès dell’intrigo, della sensualità e dell’assenza totale di qualsiasi forma di affetto materno che mai sia stato rappresentato nei romanzi di zia Jane. Ancora giovane, probabilmente sui 35 anni, vedova non troppo infelice, molto bella e sensuale, calcolatrice nei confronti sia di uomini già sposati e quindi in teoria maturi, sia di giovani ereditieri di belle speranze, viene descritta come una affascinante affabulatrice a caccia di dote per se stessa e per l’ingenua e mal sopportata figliola, Frederica, che confina ora da parenti ora in collegio, pur di non averla in mezzo durante i suoi intrighi. Sembra quasi farcela a sposare il giovane promettente cugino, ma alla fine la Austen la fa soccombere alle sue cattiverie e perversità destinando a lei il partito che originariamente voleva affibiare alla figlia, Mr Martin, e coronando nel sentimento invece l’unione fra la figliola e il cugino ambito dalla stessa Lady Susan.
Quanto a cattiveria e negatività Lady Susan batte tutte le sue colleghe perché, se anche gareggia quasi a pari merito con Lady De Bourgh, a quest’ultima potrebbe essere lasciato il beneficio dell’anzianità da una parte e, dall’altro, del rango effettivo che possiede che la porta ‘naturalmente’ a comportarsi come colei che ‘non può chiedere nulla di più alla vita’.

mercoledì 26 dicembre 2012

'Lost in Austen' il libro: meno male che sono già sposata!


Davvero, non ce l’ho fatta.. Dopo le ‘ammalianti’ presentazioni della cara Sylvia del blog Un te con Jane Austen e delle altrettanto care Lizzies- di cui Sylvia fa parte- del blog Old Friends & New Fancies, non ho resistito e per Natale mi sono regalata il libro ‘Lost in Austen’ di Emma Campbell Webster, nuovo nuovo di pubblicazione. Non ho nemmeno indotto qualche Babbo Natale a regalarmelo su richiesta, e non ho partecipato al Give Away di OF&NF perché dovevo averlo ... (in ogni caso ottima iniziativa Lizzies!). Così sono andata a comprarmelo nell’unica libreria del paese dove abito e naturalmente non ce l’avevano, o, meglio, ne avevano un’unica copia misteriosamente scomparsa, ‘..forse venduta..’! (ma come ‘forse’ - mi sono detta - non si registrano più le vendite??). Comunque dopo pochi giorni era arrivato e così il 24 Dicembre era nelle mie mani. Ieri ho iniziato subito a leggerlo nei pochi minuti liberi da impegni Natal-familiari e devo dire che le aspettative sono state soddisfatte per vari motivi:
         - innanzi tutto anche se in una forma non Austen d.o.c. e in una riuscita sintesi, è un bel ripasso dell’amato romanzo ‘Orgoglio e Pregiudizio’ di zia Jane;
         - poi le possibilità che si aprono sono davvero divertenti e permettono il richiamo a momenti degli altri romanzi non meno amati;
          - la lettura non è impegnativa, è semplice e dinamica e oltretutto devo dire che la protagonista (cioè chi legge) se ne sente dire un bel po’ dall’autrice circa difetti, sfortuna, scarsa intelligenza e via dicendo.
Insomma è davvero un gioco simpatico, peccato non poterlo fare assieme ad altre Janeites!
Al momento però c’è solo un neo, ma non mi do per vinta, perché sto cercando di far avverare il mio sogno segreto di cui parlerò più tardi.

Attenzione spoiler - da qui in avanti chi NON volesse anticipazioni sul libro non vada avanti.

Così nei panni di Lizzie Bennet ho cominciato a vivere in prima persona uno dei romanzi romantici più famosi al mondo e, conoscendolo assai bene, all’inizio mi viene quasi automatico procedere per la strada maestra che conduce all’ammirevole Darcy, ma poi all’improvviso mi scopro davvero negata per il ballo. Devo infatti scegliere fra due alternative di descrizione sul ‘Reel’ e naturalmente sbaglio. D’accordo, perdo punti in ‘Qualità’, ma posso procedere anche se zoppicando. A un certo punto però prendo coraggio e abbandono la via maestra e invece di invitare mia sorella Jane ad andare a distrarsi con gli zii a Londra, dopo la partenza di Bingley, ce ne andiamo assieme a Bath (e qui comincia la via per raggiungere il mio desiderio segreto..). Ho subito la fortuna di conoscere il non privo di qualità Tilney e la sorella, i quali mi invitano a Northanger Abbey e qui, curiosando nelle stanze dell’antica dimora, anche se discretamente, finisco imprigionata nelle grinfie – e nella stanza in solaio - di una vendicativa e gelosa Fanny Price che a nome di tutte le eroine austeniane mi isola per il resto della mia vita da tutti e mi uccide con 'la noia della sua mansuetudine.' Così arrivo miseramente alla fase due e fallisco la mia ricerca dell’amore vero, sob!
Ma non mi do per vinta, così torno un po’ sui miei passi e ,dopo aver proceduto per la strada maestra per un po’  nonchè aver perso diversi punti in ‘Intelligenza’ e ‘Fortuna’ (!), decido di accettare subito la prima proposta di matrimonio del magnifico Darcy così innamorato di me. E perché no? Secondo disastro totale. Lo sposo, d’accordo, vado a vivere a Pemberley ma da subito egli mi trascura e io mi annoio, per cui divento in breve una moglie fedifraga e mi butto nelle braccia del fattore della tenuta, semplice e un po’ rozzo, che veste i panni di niente meno che Robert Martin! Ma come, non amava spassionatamente Harriet? Si viene a sapere della relazione, scoppia lo scandalo degli scandali, scappiamo, finiamo in rovina e anche per odiarci e finisce così orrendamente la mia vita amorosa..
Quindi se permettete ‘sorge spontanea’ una riflessione e torno al titolo del post: meno male che sono già sposata!
Ma scherzi a parte, non mi arrendo ancora perché, non solo mi sto divertendo, ma non ho ancora perso la speranza di far avverare il mio sogno segreto: sposare il bel capitano Wentworth!.. e so che potrei anche farcela nei panni di Elizabeth Bennet!

venerdì 2 novembre 2012

Sorelle e fratelli a confronto nei romanzi di Jane Austen


In questa giornata di quiete festiva, agognata e anche un pò forzata dal tempo, mi piaceva l’idea di provare a confrontare per caratteristiche e particolarità le molte sorelle e i pochi fratelli delle eroine dei romanzi della carissima Jane Austen.
Partendo da una pura indicazione numerica, si passa dalla presenza descritta di una sola sorella a un generico ‘molti fratelli e sorelle’ cosa che, se per i tempi poteva rappresentare la normalità, oggi i rari casi a due cifre sollevano meraviglia e preoccupazione su come sia possibile e faticosa la gestione familiare.
Quindi di seguito troviamo che:
- in ‘Emma’ l’eroina del romanzo ha una sorella più grande;
- in ‘Ragione e Sentimento’ e in ‘Persuasione’ si parla di 3 sorelle per ciascun romanzo comprese le protagoniste;
- in ‘Orgoglio e Pregiudizio’ si narra delle 5 sorelle più famose;                                                    
- ne ‘I Watson’, romanzo incompleto, sono presenti 4 sorelle e 2 fratelli nel complesso;
- in ‘Northanger Abbey’ e in ‘Mansfield Park’ si scrive di un fratello grande che spicca fra gli altri ‘molti fratelli e sorelle più piccoli’ delle protagoniste.
Naturalmente sono le personalità di questi stretti parenti delle nostre eroine, e non la loro numerosità, che meritano l’attenzione più grande, per cui proverò qui sotto a farne una sintesi.

Sorelle ipocondriache: la sorella di Emma del romanzo omonimo, di nome Isabella,  viene descritta come dal buon carattere, molto devota al marito ma anche ansiosa e perennemente preoccupata della sua salute e soprattutto di quella dei figli, caratteristica ereditata dal padre, Mr Woodhouse. Ne esce comunque come personaggio positivo sebbene lontano dalla protagonista poiché immersa nel suo privato mondo familiare. Un po’ più negativo, ma simpatico a modo suo, il personaggio della sorella minore di Anne Elliot, Mary, del romanzo ‘Persuasione’, che è perennemente  ‘indisposed’ - indisposta, più per farsi compatire e per attirare su di sé l’attenzione di persona infantile e insicura che per reale fragilità fisica.
Sorelle buone: la sorella buona per eccellenza è Jane che è anche la più bella delle sorelle Bennet di ‘Orgoglio e Pregiudizio’, talmente bella che questa sua caratteristica tende a mettere in secondo piano la sua personalità. Molto simpatico ed esplicativo il commento di Mr. Bennet, suo padre, quando commenta il futuro degli sposi Jane e Mr Bingley : ‘..Non dubito che andrete molto d’accordo. I vostri caratteri si assomigliano. Siete tutti e due così arrendevoli che nessuno dei due prenderà mai una decisione; così indulgenti che tutte le persone di servizio vi imbroglieranno; e così generosi che spenderete più delle vostre rendite.’ 
Marianne di ‘Ragione e Sentimento’, passionale e romantica, è profondamente e sinceramente legata alla sorella Elinor e anche se in una fase del romanzo la critica per la sua mancata ostentazione di sentimenti, proverà per lei poi sincera felicità e affetto quando finalmente riuscirà a coronare il suo sogno d’amore con Edward. Viceversa se intendiamo Marianne la protagonista dello stesso romanzo ed Elinor la sorella, non meno si può dire del profondo affetto e generosità che dimostra quest’ultima soprattutto nel momento di maggior sofferenza dell’eroina disillusa dall’amore.
 Sorelle cattive: la cattiva per eccellenza a mio avviso risulta Elizabeth, sorella maggiore di Anne Elliot di ‘Persuasione’, presuntuosa, vanitosa e sprezzante verso entrambe le sorelle minori, fino a trattare Anne come una umile domestica. In sintesi, la fotocopia del vacuo padre, il Baronetto Sir Walter Elliot. Si annovera inoltre fra le cattive anche l’infingarda Penelope del romanzo incompleto ‘i Watson’, che per pura invidia ha fatto sfumare alla sorella maggiore Elizabeth il suo sogno d’amore con il giovane Purvis, oltre che vessare con comportamenti poco fraterni la sorella minore e da poco ritrovata Emma.
  
Fratelli con personalità mediocri: a parte il magnifico Darcy e in misura leggermente inferiore il fulgido Capitano Wentworth, non si può dire che J. Austen sia stata generosa con la caratterizzazione dei personaggi maschili nei suoi romanzi, per cui i fratelli che compaiono a fianco di tre delle nostre eroine non spiccano proprio per meriti particolari o personalità incisive. Nell’ordine possiamo ricordare William, fratello amato di Fanny Price, protagonista di Mansfield Park, che onesto ma poco abbiente e in difficoltà oggettive viene aiutato da un di lei spasimante ad entrare in Marina. James invece, fratello di Catherine Moreland di ‘Northanger Abbey’ si lascia abbindolare dall’egoista Isabella Thorpe la quale inizialmente si fidanza con lui credendolo facoltoso, ma che poco dopo molla miseramente appena viene a conoscenza delle rsue modeste condizioni di figlio di un pastore. Ne ‘I Watson’ Robert, fratello maggiore della protagonista Emma, non solo non spicca per intelletto, ma la sua mediocrità si esprime anche sottoforma di cattiveria e presunzione, alimentate dall’arrivista moglie. Anche Sam, fratello minore di Emma, sebbene più simpatico e affettuoso complice della sorella, viene descritto come medico non eccellente e alle prime armi, nonchè sfortunato in amore.

Sorelle sciocche e immature: in questa categoria spiccano due delle famose sorelle Bennet con in testa sicuramente la più giovane, viziata e civetta Lydia, che stoltamente si fa trascinare dallo scapestrato Wickham in un infelice matrimonio riparatore, seguita poi da Kitty che imita in toto gli atteggiamenti della prima per mancanza di personalità e smalto. Anche Margareth de ‘I Watson’, sorella di Emma, non spicca per simpatia, poiché spinta solo dal proprio egoismo, modula un’apparente cortesia ed affabilità nei modi che si tramuta con niente in irritazione, malevolenza e scontentezza ostentata a causa delle sue modeste condizioni economiche.

Sorelle neutre: cito infine in questa categoria due delle più piccole sorelline presenti negli amati romanzi che, per quanto non particolarmente incisive, suscitano a mio avviso comunque una certa tenerezza. La prima è la sorellina di Elinor e Marianne di ‘Ragione e Sentimento’, Margaret, che per la sua ingenuità e semplicità attira da subito le amorevoli attenzioni di Edward, suo futuro genero, mettendone indirettamente in evidenza una di lui positiva qualità. L’altra è Mary Bennet che, sebbene venga descritta come bruttina e priva di personalità, cosa che cerca di colmare con la lettura e l’applicazione continua al pianoforte, mi intenerisce soprattutto per il fatto che sia stato determinato per questi motivi il suo futuro come zitella e badante degli anziani genitori.

Probabilmente Jane Austen qualche spunto per le caratterizzazioni di questi personaggi lo ha preso anche dai suoi fratelli e sorelle, 8 in tutto. Ad esempio sono diversi i parallelismi che i critici hanno trovato fra le sorelle Dashwood, Marianne ed Elinor e la stessa Jane e sua sorella Cassandra, ma che sia vero o meno, sicuramente colpisce la fantasia nelle sfumature dei caratteri e la capacità descrittiva in generale di una delle scrittrici più talentuose di ogni secolo.

mercoledì 17 ottobre 2012

Belli, opportunisti e cattivi



‘.. amore non è amore
che muta quando scopre mutamenti,
o a separarsi è incline quando altri si separano.
Oh no! E’ un faro irremovibile che mira la tempesta  
e mai ne viene scosso..’

                                                          
Citando una parte del sonetto 116 di Shakespeare, l’appassionata protagonista di ‘Ragione e Sentimento’ di J. Austen, Marianne Dashwood, sotto un violento temporale saluta per sempre il suo amore Willoughby, che, spezzandole il cuore, l’ha abbandonata miseramente rivelando la sua natura opportunista e poco onorevole.
Nel film di Ang Lee del 1995, questa è la scena più romantica e struggente interpretata da una giovane ma già magistrale Kate Winslet.
Nonostante infatti l’avvenente giovane Willoughby, esuberante e amante della poesia e delle arti, sembri personificare l’amore romantico per la nostra eroina, in realtà è forse uno dei personaggi austeniani peggiori fra i vari ‘cattivi’ che si incontrano nei suoi romanzi. A poco a poco infatti si scopre che in passato Willoughby aveva sedotto, messa incinta e abbandonato la giovane figlia adottiva del colonnello Brandon e che in seguito, per questo motivo diseredato dalla zia, invece di sposare per amore Marianne, preferisce ripiegare su un matrimonio di interesse.
George Wickham di ‘Orgoglio e Pregiudizio’ non è da meno quanto ad opportunismo, soprattutto nei confronti del suo ricco benefattore, che lo aveva amato come un figlio e gli aveva lasciato una grossa somma di denaro alla sua morte. Il bel Wickham infatti sperperò in breve tempo i soldi al gioco, poi cercò di sedurre la quindicenne figlia del suo benefattore per  ottenerne il patrimonio e fallito in ciò, cercò di infamare il fratello (niente meno che Fitzwilliam Darcy!) come causa della sua rovina finanziaria agli occhi della contesa protagonista Elizabeth Bennet.
Mr. William Elliot di ‘Persuasione’, segue i suoi ‘fratelli’ di cui sopra, presentandosi come un gentiluomo intelligente, affascinante e ben educato che resta colpito dalla riservata e acuta Anne, protagonista del romanzo austeniano da me preferito in assoluto. In realtà si rivela poi un arrivista e freddo calcolatore che cerca di separare la giovane Mrs. Clay, che potenzialmente con le sue grazie avrebbe potuto sposare il padre vedovo di Anne, privandolo così dei suoi diritti ereditari comprensivi di titolo di Baronetto. Inoltre, alla fine del romanzo si viene anche a sapere che Mr. Elliot conviveva da un pò con la stessa avvenente e dalla dubbia moralità Mrs. Clay.
Un altro arrampicatore sociale è tal Mr. Elton, vicario del villaggio dove vive Emma la nobile protagonista dell’omonimo romanzo di Jane Austen, che cerca inutilmente di corteggiare e quindi arrivare alla sua eredità. Emma non solo non si accorge dei tentativi di Mr Elton, ma è talmente proiettata nel suo ruolo di combina-matrimoni che cerca di piazzarlo con la sua giovane amica Harriet, ma senza grande successo. In realtà l’abile penna della Austen nel romanzo ‘Emma’ fa quasi credere che il vero cattivo del romanzo sia Frank Churchill, che amoreggia apparentemente con la protagonista ma che in realtà alla fine si viene a sapere che non è nient’altro che un  modo per sviare i sospetti sul suo vero ma contrastato amore, quello con Jane Fairfax. Così l’apparente estroverso rubacuori è in realtà un uomo innamorato che fa di tutto per stare con la sua fidanzata segreta.
Da ricordare poi John Thorpe di ‘Northanger Abbey, arrogante e superficiale giovanotto che cerca di catturare l’attenzione di Catherine, l’ingenua protagonista, o l’affascinante seduttore Henry Crawford del romanzo ‘Mansfield Park’, egocentrico e doppiogiochista che si propone alla protagonista Fanny ma per fortuna senza successo.
Tutti questi ‘villains’ sono davvero ben caratterizzati dalla Austen e accomunati dal fatto che per nessuno si intravvede la redenzione, perché zia Jane sapeva bene che certe persone non possono cambiare la propria natura, ma sapeva altrettanto bene che un romanzo senza questo tipo di personaggi che interferivano con la storia d’amore principale, non sarebbe stato altrettanto dinamico ed irresistibile come quelli scritti da lei.

mercoledì 12 settembre 2012

Uno, cento, mille Darcy


“.. Mr. Darcy, attirò ben presto l’attenzione di tutta la sala per la sua alta e snella figura, il volto dai lineamenti bellissimi, il nobile aspetto, e per la notizia, … , che possedeva diecimila sterline di rendita. Gli uomini dichiararono che era un tipo virile; le signore che era molto più bello di Mr. Bingley, e per tutta la prima parte della serata fu circondato da una viva ammirazione, finchè i suoi modi, disgustando tutti quanti, ne minarono la popolarità, perché quando si venne a sapere che era orgoglioso e che dimostrava di sentirsi superiore sia alla compagnia, sia a quella sorta di divertimenti, tutta la sua tenuta del Derbyshire non bastò a far dimenticare il suo contegno scontroso e antipatico, ..”

Ecco la descrizione che Jane Austen fa di uno dei personaggi maschili più popolari ed ammirati a livello mondiale dei romanzi sentimentali dell’800, l’altero Fitzwilliam Darcy, proprietario di una tenuta immaginaria non indifferente (Derbyshire), e di relativa rendita annua e capitali immobili, alla cui vista, anche la nostra eroina Liz Bennet è rimasta a bocca aperta nonostante tutti i suoi pregiudizi!
La scoperta che progressivamente si fa della vera personalità che accompagna l’indiscussa presenza scenica di questo giovane nobiluomo, ci palesa un carattere piuttosto chiuso, introverso, non ben disposto alle relazioni interpersonali, ma di sani principi e generosità profonda e sincera, in particolare verso coloro per cui nutre una qualche forma di affetto - amico, sorella, futura fidanzata - ma non solo.
La sua alterigia poi è solo minimamente parte di una qualche forma di snobismo verso chi appartiene a classi sociali inferiori (tipico del ceto nobile), ma è invece principalmente “maschera” della sua riservatezza ed impenetrabilità, dovuta anche al freddo e distaccato rapporto che il padre gli ha riservato da piccolo. Infine non si può dire che non sia uomo passionale, visto il coraggio manifestato nell’andare contro ogni convenzione sociale nel momento in cui si dichiara all’amata non proprio all’altezza del suo nobile rango.
Così, dopo aver letto e riletto più volte lo straordinario romanzo “Orgoglio e Pregiudizio”, ed essermi costruita nella mente il ritratto tutto personale di questo quasi trentenne di qualche lustro fa, ecco che la mia immaginazione viene continuamente messa a dura prova dai molteplici Darcy cinematografici e televisivi incontrati negli anni. 
Basta digitare Darcy su Google che compare l’elenco preciso dei diversi attori che dal lontano 1938 ad oggi lo hanno interpretato, precisamente 5 al cinema, 11 in Tv più 2 rappresentazioni animate.
Non sto qui a elencarli o descriverne le caratteristiche fisiche di tutti, la rete è piuttosto esaustiva, ma provo a fare qualche considerazione su quelli che mi hanno colpita di più.
Colin Firth, attore britannico classe 1960, Oscar 2011 vinto come attore protagonista ne ‘Il discorso del Re’, è, in base alla mia personalissima opinione -ma non penso di essere l’unica- il Mr Darcy per eccellenza, simply perfect, a tal punto che lui stesso dichiarava in un’intervista che “..ad ogni nuovo film penso: stavolta uccido Darcy..” . Ma non lo pensava realmente, visto che la sua notorietà è dovuta sia alla sua interpretazione in costume nella mini serie della BBC del 1995, con particolar riferimento alla mitica ‘scena del lago’, sia nel film ‘Bridget Jones’ in cui interpretava l’attualizzato Mark Darcy, con tanto di maglione con la renna, e sequel.Cosa aggiungere su di lui? Le foto. 
Elliot Cowan, attore britannico del 1976, forse più noto in TV e al pubblico inglese, eccetto per chi ha amato e visto più volte come me il film ‘Alexander’ di Oliver Stone del 2004 in cui aveva la parte di Tolomeo, è per me il secondo più credibile Mr. Darcy, interpretato nella simpaticissima miniserie per la ITV intitolata ‘Lost in Austen’. Ci ho messo un po’ a passarlo al secondo posto in sostituzione di Macfadyen, ma alla fine lo colloco lì, perché nonostante la mascella non proprio regolare, la sua fisicità in generale, lo sprezzo mostrato in alcune scene e poi lo sguardo perso e dolcissimo al termine della serie mi hanno ricordato il ‘ritratto’ generato nella mia testa dalla descrizione austeniana.
Matthew Macfadyen, attore britannico del 1974, è diventato noto al cinema nel ruolo di Darcy nell’ottimo film ‘Orgoglio e Pregiudizio’ del 2005, interpretato con Keira Knightley nel ruolo di Liz; nel 2012 John Wright lo rivuole assieme alla collega anche in ‘Anna Karenina’ (non ancora uscito nelle sale). Il motivo per cui lo colloco come fra i miei preferiti ma dopo i due su citati, è che, per quanto bravissimo nell’interpretazione, fisicamente è troppo possente e massiccio, e anche un po’ meno attraente degli altri. In ogni caso la scena del film quando si dichiara a Liz presso il tempietto di Apollo sotto la pioggia – scena peraltro per nulla fedele al libro, rappresentata in casa e all’asciutto – è davvero emozionante..

Poi ci sono altri Darcy dal fascino antico (Laurence Oliver nel film classe 1940) o bolliwoodiani  (Martin Henderson nel modesto film ‘Matrimoni e pregiudizi’ del 2004) o infine horror (nel libro “Mr. Darcy, Vampire” di Amanda Grange)…e su quest’ultimo citato, rabbrividendo per il coraggio di chi ha osato profanare cotanto mito, concludo il mio post.