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venerdì 15 agosto 2014

Opera all'aperto: 'Madama Butterfly' di Giacomo Puccini

Quest'anno è saltato il mio appuntamento fisso con l'Arena di Verona anche se, visto il tempo, il rischio di saltarlo comunque sarebbe stato molto alto anche avendo prenotato il biglietto.
Ma grazie ad una carissima amica non è invece saltata l'occasione di vedere uno spettacolo di opera all'aperto. Quest'anno il contesto è stata la piazza di una cittadina del Friuli in provincia di Pordenone, che da qualche anno diventa palco per una notte d'estate di famose opere di classiche magistralmente dirette e interpretate. Il 30 luglio di quest'anno è toccato a 'Madama Butterfly' di Puccini, opera che ancora non avevo avuto l'occasione di ammirare perchè, per qualche strano motivo, l'ho sempre considerata minore rispetto ad un' Aida o un Nabucco per fare qualche esempio. Da qui probabilmente si nota la mia non così profonda conoscenza di questo genere, per quanto mi appassioni molto comunque. La rappresentazione è stata davvero suggestiva: Hiroko Morita è stata una toccante e bravissima Cio-Cio-San, che ha saputo trasmettere fino in fondo la trepida speranza del ritorno del suo amato e l'altrettanto drammatica consapevolezza di averlo perso per sempre.
Sia l'ufficiale americano Pinkerton che lo Sharpless mediatore, interpretati da Domenico Menini e Gabriele Ribis, hanno garantito un'ottima qualità della rappresentazione, accompagnati dalla competente e ottima esecuzione dell'orchesta guidata da Eddi De Nadai, direttore d'orchestra originario di queste terre. La perla della serata è stata la partecipazione di una rappresentanza dei cori aderenti all' U.S.C.I. Provinciale, che alla fine del secondo atto, mentre Butterfly attende trepidante il ritorno di quello che considera ancora il suo sposo, esegue la melodia a bocca chiusa, così suggestiva e così drammatica da preannunciare malinconicamente la tragedia finale.
Il terzo atto si conclude con la drammatica uscita di scena di una Cio-Cio-San spezzata dal dolore, che dopo aver affidato il figlioletto al padre e alla sua moglie legittima, si toglie la vita non sapendo come far fronte alla disperazione che l'attanaglia. Bella l'opera, bravissimi gli interpreti, l'orchestra e il coro senza voce; molto adatto e suggestivo il contesto dell'antica piazza della cittadina friulana. Concludo con una curiosità che non conoscevo: l'interprete della Butterfly, l'opera che Puccini dedicò alla Regina d'Italia Elena di Montenegro, deve essere obbligatoriamente giapponese, a garanzia della tradizione e della maggior immedesimazione nella sfortunata protagonista così tanto amata.


E con questi versi, che invitano a sperare fino all'ultimo in un futuro positivo, concludo questo post augurando a tutti un sereno Ferragosto.

Un bel dì, vedremo
levarsi un fil di fumo sull'estremo
confin del mare.
E poi la nave appare
E poi la nave è bianca.
Entra nel porto, romba il suo saluto.
Vedi? È venuto!
Io non gli scendo incontro, io no. Mi metto
là sul ciglio del colle e aspetto, aspetto
gran tempo e non mi pesa
la lunga attesa.
E... uscito dalla folla cittadina
un uomo, un picciol punto
s'avvia per la collina.
Chi sarà? Chi sarà?
E come sarà giunto
che dirà? che dirà?
Chiamerà Butterfly dalla lontana.
Io senza dar risposta
me ne starò nascosta
un po' per celia, un po' per non morire
al primo incontro, ed egli alquanto in pena
chiamerà, chiamerà:
«Piccina – mogliettina
olezzo di verbena»
i nomi che mi dava al suo venire.
(a Suzuki)
Tutto questo avverrà, te lo prometto.
Tienti la tua paura. – Io con sicura
fede lo aspetto.
(II Atto - Madama Butterfly, G. Puccini 1904)



lunedì 5 maggio 2014

Sogno di una vita senza pensieri: il castello di Sanssouci

Cinque giorni di vacanza trascorsi tra Potsdam e Berlino non sono sufficienti ad ammirare e godere appieno il grande spirito storico e culturale che queste due città incarnano. Di Berlino racconterò in altri post; di Potsdam, piccola cittadina a circa 20 chilometri dalla capitale tedesca, la prima cosa che ho notato è il suo fascino semplice, umile da un lato e imperioso dall'altro in quanto luogo eletto a residenza privilegiata di grandi sovrani, primo fra tutti Federico II il Grande, re di Prussia (1712-1786).
Il più illuminato fra i sovrani prussiani, scrittore, musicista nonché grande stratega militare, desiderava infatti avere un luogo 'senza preoccupazioni' (Sanssouci appunto) dove ritirarsi per dedicarsi alle sue passioni ed invitare grandi artisti e pensatori suoi intimi amici, quali Voltaire e Bach. Scelse quindi Potsdam per la costruzione di quella che viene definita la 'Versailles prussiana', progettata dall'architetto von Knobelsdorff sulla base di bozzetti preparati dallo stesso Federico II, e tale straordinaria opera barocca è oggi riconosciuta come patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. Questo luogo privato, residenza estiva in cui Federico si ritirava per sfuggire al soffocante rapporto con la famiglia, dovuto prima alle pressioni paterne e in seguito all'infelice matrimonio con Elisabetta di Brunswick-Bevern, che non gli seppe dare un erede, era per lui luogo ideale dove filosofeggiare, scrivere sinfonie e opere fra cui 'L' Antimachiavel' dove esprimeva le sue idee innovative ed illuministe circa la difesa del diritto naturale, della pace e di una politica umana retta e giusta.

La residenza non è molto grande ed è collocata su una collina coltivata a vigneto con giardini e orti dedicati a coltivazioni ora di agrumi ora di ciliege ed altri frutti in un articolarsi suggestivo di angoli meravigliosi da scoprire ed ammirare. La fontana centrale è circondata da 12 statue di eroi e divinità mitologiche che si ergono silenziose nella loro maestosità senza tempo. Passeggiare in questo magico luogo e visitare le meravigliose stanze della residenza trasporta via dalla quotidianità, toglie, appunto, i pensieri..










lunedì 14 aprile 2014

Francesca and The Amazing Spider-Man 2


"..And when they observe us about to fall
we can restart and shine as born
and when your dreams into began
crashing the dusk into our adore

Can we front the pain?
Can we front the rain?
and the rainbow for you
there will come a day
we’ll find out a place
isn’t it so amazing?.."


Voce stupenda, film che non perderò..

domenica 9 marzo 2014

La mimosa

Non ho mai amato uscire a far baldoria per festeggiare la festa della donna, perchè da un lato la commercializzazione di questa occasione mi sembra così forzata e banale da farne scadere il vero significato e, dall'altro, perchè a mio avviso la parità dei diritti e della dignità con l'altro sesso deve essere una cosa scontata ed assodata e non una cosa da celebrare. Va comunque fatto un tributo a tutte le donne che si sono sacrificate e che hanno combattuto la discriminazione sessuale fino ad ottenere il suffragio universale. Anche se in ritardo di un giorno, (come tutti sanno la festa si celebra l'8 marzo), non ho resistito inoltre a non pubblicare le foto della splendida mimosa che ho davanti casa e che quest'anno mi ha evitato l'arrivo di svariati mazzolini. Nel linguaggio dei fiori il significato della Mimosa ricorda l'innocenza, la libertà e l'autonomia ma anche il pudore e la sensibilità: insomma quale fiore può rappresentare al meglio la donna se non questo?




lunedì 6 gennaio 2014

L'Epifania, la Casera e il vin brule'



La sera del 5 Gennaio, nel basso Veneto si accende il falò che si chiama Casera tradizione  antichissima risalente ai Celti, i quali accendevano dei fuochi per ingraziarsi la divinità del fuoco. In cima alla catasta di legna viene posta una croce spesso addobbata a formare un fantoccio che rappresenta l'anno appena passato. Dare fuoco alla Casera significa lasciarsi alle spalle il passato e scongiurare i malefici del prossimo futuro. In questo caso, le superstizioni sull’andamento della Casera riguardano la croce che è posta sulla sommità della catasta: se cade, si dice che porti male. La celebrazione e' accompagnata dalla degustazione di vin brulè e di un pezzo di “pinza“, focaccia tipica di questa festa in queste zone, e vengono poi serviti altri cibi tipici del posto oltre ad essere organizzati spettacoli pirotecnici con fuochi d’artificio. Ieri sera il falò ha vinto sulla pioggia, la croce non è caduta, i bimbi hanno sparato un po' di petardi e il vin brule' era ottimo!
Viva la befana !

domenica 5 gennaio 2014

Roberto Bolle in 'Serata Ratmansky' al Teatro alla Scala di Milano: quando si dice iniziare bene il nuovo anno!

In un post precedente avevo accennato al fatto che il 4 Gennaio sarebbe stato un giorno speciale per me, di cui però scaramanticamente avrei parlato solo a fatti avvenuti.
Ebbene eccomi qui a scrivere di una giornata che a dir poco ha inaugurato in modo eccellente l'anno appena avviato. La pioggia continua ha provato a rovinare l'atmosfera, ma a parte un ombrellino pieghevole completamente distrutto per le continue aperture e chiusure subite, posso confermare che non ci è riuscita affatto. Alle ore 9.30, davanti a un hotel noto della cittadina dove abito, c'è stato il ritrovo delle ospiti (tutte donne) dell'autobus che in 4,5 ore ci ha portate a Milano e che, una volta scaricateci presso il Castello Sforzesco, ci ha dato appuntamento alle 19.00 vicino alla Scala, per favorire un veloce trucco e parrucco più cambio di scarpa (o abito in qualche caso) prima dell'ingresso allo spettacolo.Il pomeriggio quindi è stato completamente dedicato allo shopping e alle visite di tutti i negozi di Corso Vittorio Emanuele che dal Duomo, passando davanti alla Galleria porta a Piazza San Babila. L'atmosfera natalizia era al massimo fra luci, addobbi e bancarelle in festa che si sviluppavano ai piedi del Duomo e un vero e proprio fiume di persone si riversava lungo il corso e sotto i portici come se fosse l'ultimo giorno possibile in cui

era assolutamente necessario acquistare qualcosa... ricordo che ieri c'è stato l'avvio ufficiale dei saldi di fine stagione! Non siamo riuscite ad entrare alla Rinascente, c'era da fare quasi a pugni e la sicurezza era visibilmente in difficoltà; abbiamo però visitato molti degli altri negozi di abbigliamento fra cui Zara, Motivi, Max Mara etc. Ma le mete a noi più gradite sono state lo store della Disney e quello della Mondadori.. Poi, dopo una puntatina allo Spizzico, per evitare il rischio di lasciarci uno stipendio per mangiare qualcosa di decente in quella zona centrale della città, siamo arrivate all'autobus e in pochi minuti eravamo pronte e piene di energia come se fossimo appena scese dal letto (o quasi..)!. Prima di entrare in Teatro abbiamo preso un buon caffè ristoratore al davvero carino e singolare 'Bar alla Scala', che ci ha accolto con tutta una serie di foto e poster di Audrey
Hepburn in stile 'Colazione da Tiffany', antiche riviste e diversi busti in marmo di Verdi e altri personaggi del tardo Ottocento. L'atmosfera era già perfetta. All'ingresso della Scala ci ha accolto quella che ad una prima occhiata mi è sembrata una Voltura (n.r.: una vampira cattiva della saga Twilight..) poiché era vestita di un lungo mantello nero con ciondolone stemmato sul petto. In realtà era un membro del personale di sala, che in abito tipico visionava i biglietti e dava indicazione su dove accomodarsi. Noi eravamo in galleria, quasi in piccionaia, e potevamo osservare perfettamente tutte le sfumature dei cristalli ed anche le eventuali ragnatele presenti sul bellissimo lampadario centrale di questo magnifico Teatro che è la Scala. Essendo stata anche alla Fenice a Venezia (pre-incendio) ho trovato la Scala meno barocca, un po' più sobria ma irresistibilmente perfetta. Quello che mi fa impazzire di questi teatri è che anche se le sedute e le loro stoffe sono sempre perfette e quindi garantite nella manutenzione o loro sostituzione, le dimensioni di queste rimangono sempre quelle del periodo in cui sono state realizzate ('700/'800). Mi spiego meglio: io sono alta 1,76 e decisamente trovo faticoso stare seduta in poltroncine pensate per eleganti
Lo store della Disney
damigelle o distinti signori la cui altezza media era di almeno 20 cm in meno della mia! Accomodatami nella mia piccola poltroncina dunque, dotata di binocoletto ho dato una sbirciata qua e là e, pur rimanendo un po' delusa in generale per l'abbigliamento davvero easy e anche poco schic presente (fatto salvo qualche scollatura da paura e qualche sbarluccichio rosso rubino inquietante), mi sono immediatamente ripresa con fervente attesa quando alle 20.00 in punto si sono abbassate le luci e lo spettacolo è cominciato. La serata Ratmansky è uno spettacolo del ballerino e coreografo russo Alexei Ratmasky, fra i più talentuosi dell'ultimo decennio. Composto di 3 rappresentazioni molto diverse fra loro, (Russian Seasons, Concerto DSCH e Opera), lo spettacolo si sviluppa in un crescendo di movimenti, colori, coreografie che culminano con 'Opera' che è '.. una stilizzazione dell'opera barocca, senza una linea narrativa, dove la danza viene trattata con un'impostazione astratta'. E in quest'ultimo mix di antico e moderno, fra bellissimi costumi a richiamare eroi guerrieri di altri tempi e la proiezione sullo sfondo di immagini di pittura d'epoca barocca, è apparso lui, il magnifico Roberto Bolle.
Lo store Mondadori
Che dire di Bolle...è Bolle, punto. Per dare un'idea, in 'Opera' c'era come coprotagonista maschile il ballerino Mick Zeni, straordinario: sembrava librarsi sul palco non danzarvi sopra, era incantevole ed affascinante il modo in cui muoveva le braccia mentre piroettava. Ma nonostante ciò, Bolle ha il potere di offuscare tutto il resto nella sua maestosità fisica e nella grazia, potenza e precisione dei movimenti che riesce ad esprimere in quello che senza dubbio è il suo elemento naturale, il palco di un Teatro. Come dunque iniziare meglio quest'anno nuovo se non con la bellezza, la perfezione e l'energia che questo momento di vita mi ha regalato?  
















lunedì 30 dicembre 2013

Zuccotto e Zuppa Inglese: la tradizione dei dolci delle festività natalizie

La mia famiglia è di origini emiliane e uno dei dolci 'mitici' o 'mitologici' che dir si voglia, che per anni non poteva assolutamente mancare a tavola durante le festività natalizie, porta il nome di 'Zuccotto'. 
A me non ha mai fatto impazzire perchè, seppur gli ingredienti di base siano eccezionali (Pan di Spagna, savoiardi, crema di ricotta, cioccolato e panna a volontà spesso sostituiti con creme di gelato), nella versione amata in famiglia è letteralmente inzuppato di Alchermes, quel liquorino rosso alla cocciniglia che a me proprio non piace. In realtà non mi piace nessun dolce con dentro del liquore che si senta, compreso il tiramisù ubriacone in cui a volte mi capita di incappare. Tornando allo Zuccotto, questo è un dolce semifreddo di origine fiorentine che ha la forma secondo alcuni di cappello da prete o secondo altri di elmo di soldato. Bene, per molti molti anni, e nella versione chiamata 'alla Zuppa Inglese' per il liquore di cui sopra, ha trionfato a tavola poiché, essendo il dolce preferito anche dal fratellone, che per primo si è 'staccato' dalla famiglia di origine, questo veniva servito ogniqualvolta egli tornava per le festività. A onor del vero oltre a questo dolce in tavola ne venivano serviti anche altri, per cui la mia insofferenza verso il semifreddo svaniva in un battibaleno.
Nel tempo questa usanza si è un po' sfumata, un po' perchè in Veneto non è facile trovare lo Zuccotto nelle pasticcerie, un po' perchè il fratellone per motivi logistici non era sempre con noi a Natale, per cui il dolce a cupoletta è stato sostituito da altre delizie non alcoliche. Ma come d'incanto, da quando anch'io mi sono staccata dalla famiglia di origine per formarne una tutta mia, ecco risbucare fuori una tradizione molto simile a quella di cui sopra! In questo caso non trattasi di Zuccotto alla Zuppa Inglese ma della Zuppa Inglese vera e propria. Anche questo dolce, nonostante il nome, si narra che abbia origini toscane e che fu inventato da una domestica appunto toscana che era al servizio di una famiglia inglese e che, per non buttare via i biscotti avanzati dal giorno di Natale li inzuppò di liquore e li farcì di deliziosa crema pasticcera e al cioccolato, dando origine così al famoso dolce tutt'altro che inglese. La nonna di mio marito, che da giovane prestava servizio presso una famiglia a Roma dove la Zuppa Inglese veniva preparata nel periodo natalizio, ha portato questa tradizione nella sua famiglia di origine veneta e, da allora ad oggi, annualmente ne viene preparata una maestosa riproduzione con budino al cioccolato, crema pasticcera, savoiardi, molto Pan di Spagna e...litri di Alchermes!
Per fortuna non sono l'unica a cui non piacciono i liquori nei dolci e allora, per par condicio, il suddetto dolce dalle dimensioni davvero notevoli viene preparato per due terzi in versione alcolica e un terzo in versione al caffè. Per i più piccoli poi viene anche preparato un mini formato con il Pan di Spagna bagnato con caffè d'orzo o con succo di frutta, e così alla fine sono tutti soddisfatti e satolli! Anche questa volta la 'persecuzione' dell'Alchermes è stata aggirata, ma evidentemente è destino che questa specie di elisir, che tanto mi ricorda un altro preparato rossiccio, altrettanto in disuso e anche più misterioso chiamato Assenzio, mi segua ovunque.



domenica 6 ottobre 2013

Mr Darcy, i cupcakes e le scelte della vita



Quest’estate fra le letture che sono riuscita a fare c’è stata quella di un romanzo che avevo scelto sia perché non sembrava troppo impegnativo sia perché aveva un riferimento ai carissimi romanzi di zia Jane, ‘Un cupcake con Mr Darcy’ di Giovanna Fletcher.
Ad essere sincera non avevo grandi aspettative, ma ho dovuto presto ricredermi. – Attenzione Spoiler - Il romanzo si svolge ai giorni nostri e parla di una ragazza inglese quasi trentenne, Sophie, che lavora in una tearoom di un paesino della campagna inglese. Grazie a questo lavoro che adora e a Molly, la titolare del negozio nonché sua migliore amica nonostante la differenza di età, Sophie è riuscita a trovare quell’equilibrio che le permette di non far riaffiorare la tragedia della morte del padre avvenuta quando era una ragazzina egocentrica e viziata. A seguito del fatto che la produzione che aveva deciso di girare una serie TV sul più famoso romanzo di Jane Austem ‘Orgoglio e Pregiudizio’, stava girando alcune scene proprio in quel paesino inglese, Sophie conosce casualmente Billy, uno degli attori più affascinanti e conosciuti del momento e fra i due scoppia una storia d’amore travolgente. Billy non poteva che interpretare la parte di Mr Darcy e, nonostante i gossip che lo rappresentavano come uno sciupafemmine, in realtà si rivela un bravo ragazzo molto legato alla famiglia e dai sani principi. Sophie decide d’un tratto di cambiare tutto nella sua vita: va a vivere a Londra a casa di Billy, lascia il lavoro tanto amato, frequenta gli ambienti del cinema, sfila sul red carpet e partecipa a party dove incontra niente meno che Jude Law. Ma ben presto si ritrova più sola che mai nonostante sia con l’uomo che ama: è lontana dalla madre e dalla sua cara amica, dalle sicurezze che si era creata nel tempo e tutte le sue fragilità e sensi di colpa riaffiorano.
Così, anche a seguito della gelosia insinuata da malelingue invidiose, Sophie decide di lasciare Billy e di tornare a casa dopo un rocambolesco pedinamento dei paparazzi che svelano la tragedia della morte accidentale del padre. A peggiorare il tutto si aggiunge la notizia che alla sua cara amica Molly restano pochi giorni di vita a causa di un cattivo male e riesce a stento a darle l’ultimo saluto. Ma a volte le svolte, i grandi cambiamenti possono aprire anche delle porte inaspettate ed ecco che Molly le lascia in eredità  la tearoom, che Billy sceglie di starle accanto scendendo a compromessi con il suo lavoro di attore e Sophie dunque non solo ritrova una nuova sé più matura ed equilibrata ma anche realizzata negli affetti e nel lavoro.
Il libro è delicato, non volgare e non trascende nel patetico, nonostante le tragedie di cui narra, e in una lettura semplice e fluida dà risalto a due stili di vita completamente opposti, quello patinato delle star e quello quotidiano di un paesino di provincia con i suoi rituali. Quello che mi è particolarmente piaciuto di questo libro è che sottolinea che a volte prendere delle decisioni di ‘rottura’ può essere faticoso e inizialmente può anche non essere sempre positivo. Nonostante ciò se nella vita ogni tanto non si ha il coraggio (o l’incoscienza) di fare
delle scelte forti non si potrà mai sapere se la vita ha ancora in serbo delle sorprese positive. Nella mia vita ho fatto almeno una di queste scelte e forse a breve ne farò un’altra, ma sempre con la convinzione che non è fermandosi o lasciandosi trascinare dagli eventi che si potrà migliorare o scoprire cos’altro ci attende. Non essendo poi del tutto fatalista, credo anche che ci voglia anche un certo impegno affinchè qualcosa di buono si avveri, e quindi bisogna trovare sempre il modo di tirar fuori quell’energia che a volte sembra spegnersi.

martedì 3 settembre 2013

Un anno di blog

Poco più di un anno fa ho deciso di aprire questo blog con l'entusiasmo che mi caratterizza sempre nell'imbarcarmi in nuove avventure. Non amando particolarmente i social network, pur essendomi iscritta in passato a più di uno e avendoli utilizzati in forma anonima o meno, posso dire di aver trovato con il blog la dimensione perfetta per me. Anonimo al punto giusto -dipende esclusivamente da me far sapere o meno chi sono- il blog mi permette di liberare pensieri sugli argomenti che amo particolarmente, e di condividerli con chi ha le mie stesse passioni senza inutili interferenze o pasticci comunicativi. Il circuito virtuoso di letture e film che si è innescato seguendo quotidianamente altre amiche/amici, che come me da puri appassionati o in forma più professionale e sapiente condividono i loro saperi, è davvero interessante e stimolante.
Assieme a questo, la necessità in alcuni casi di approfondire gli argomenti prima di postarli alimenta senza sforzo e con grande piacere la mia conoscenza personale, per quanto dedicata a temi specifici. Non nascondo che ogni tanto mi manca lo spunto giusto o che faccio fatica a definire il prossimo argomento, ma poi dopo qualche giorno mi basta una foto, un libro letto o una sua copertina, un film ricordato o appena scoperto a far scattare il piacere di ritargliarmi quell'oretta da dedicare a me e al mio piccolo blog. Ho cercato da non esperta di migliorarne un pò alla volta la grafica pur sapendo che ancora molto si può fare, ma posso dire di essere abbastanza soddisfatta al momento!.
Così manzonianamente, usando un'espressione che mi ha ricordato qualche giorno fa un mio caro amico, ringrazio di cuore 'i miei venticinque lettori' per la pazienza con cui mi dedicano un pochino del loro tempo e procedo nella mia avventura cercando di alimentare sempre meglio questo che è molto più di un semplice diario e che si è rivelato un dono prezioso messo a disposizione dalla tecnologia moderna.