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sabato 15 agosto 2015

Trieste e Corfù, mete di viaggio e luoghi ricchi di significato per Sissi l’Imperatrice

Miramare per Sissi aveva un significato profondo, era la meta marittima più vicina che le permetteva di allontanarsi dalla corte di Vienna, a lei così stretta, e in cui, oltre che trovare ristoro al corpo e allo spirito nei momenti più difficili della sua travagliata vita,  poteva organizzare le ulteriori tappe dei suoi anelati viaggi.




Corfù, isola meravigliosa della Grecia, era stata scelta da Sissi come rifugio per allontanarsi dalle profonde e mai rimarginate ferite delle morti dell’amatissimo figlio e della sorella, così drammatiche e così vicine. L’Achilleion, il bellissimo palazzo che fece costruire per i suoi pochi ma intensi soggiorni, fu dedicato ad Achille in memoria del figlio Rodolfo di cui voleva celebrare la giovinezza, la forza e la bellezza.






E grazie a quest’isola, di cui si racconta che fu l’ultima meta di Ulisse prima di tornare a Itaca grazie all’ospitalità di Alcinoo e dei suoi Feaci, Sissi poteva ammirare ed entrare in contatto con la storia, i paesaggi e la dimensione della cultura greca da lei tanto amata.

Passeggiando ed ammirando questi posti, cercando di immergersi nei paesaggi e nella formidabile natura che li caratterizzano, sembra che il tempo si annulli e che le sensazioni di ieri e di oggi possano fondersi e ritrovarsi.


Buon Ferragosto a tutti!

sabato 9 agosto 2014

'La scrittrice abita qui' di Sandra Petrignani

Apro questo post con un ringraziamento particolare al blog di Pila e Ilaria di 'Geeky Bookers', che mi hanno fatto conoscere il libro che ha occupato poco meno di due intensi giorni estivi di lettura.
Il richiamo è stato irresistibile per me, dal momento che, fin dal titolo, questo libro prometteva bene e quando poi ho saputo che vi erano narrate le vite e rappresentati i caratteri di sei grandi scrittrici e artiste vissute fra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, la sua lettura è diventata una priorità. Grazia Deledda, Marguerite Yourcenar, Colette, Karen Blixen, Alexandra David-Nèel e Virginia Woolf vengono ricordate dalla Petrignani attraverso una sorta di pellegrinaggio nei luoghi dove sono vissute queste straordinarie donne: sogni, speranze, dolori e passioni sembrano impresse negli ambienti che vengono sì descritti da chi li visita, ma che sfumano e subito si trasformano nelle caratteristiche più vivide e caratterizzanti di queste personalità geniali e controverse fino a diventarne un tutt'uno.
Cucina della casa di Nuoro di Grazia Deledda
Così la casa austera, pulitissima ma femminile, danno a Grazia Deledda una veste più familiare, dolce e votata alla famiglia che difficilmente traspare dai suoi scritti o dall'immagine che ci è stata tramandata. La casa accogliente e tutto sommato ordinaria della Yourcenar ne ridimensionano la stranezza e l'anticonformismo con cui siamo abituati a pensarla. La singolare stanza rossa di Colette, dove l'artista francese ha vissuto gli ultimi anni della sua vita paralizzata dalla malattia e dai dolori, e nonostante tutto dove fino all'ultimo ha accolto amici e conoscenti famosi del mondo artistico più o meno giovani, che continuava ad attrarre con il suo indiscusso fascino e la sua vivace intelligenza.
La Yourcenaur davanti alla
 sua casa nel Maine
E ancora la Blixen, che cerca di ricreare nella sua casa in Danimarca le atmosfere della sua amata e mai dimenticata Africa con oggetti caratteristici da cui non riesce a separarsi, fra cui sopra a tutti il grammofono simbolo del suo vero grande amore, ricambiato in modo parziale, tormentato e infine perduto per sempre. La vita alla spasmodica ricerca di qualcosa di superiore che poi riesce a ritrovare solo dentro se stessa nella meditazione più vera e profonda della David-Nèel, che lascia traccia della sua personalissima missione di vita nel tempio tibetano ricreato vicino alla sua casa di Digne. E infine lo straordinario genio e la delicatissima fragilità della Woolf che, solo sotto l'ala protettiva del comprensivo e amorevole Leonard e grazie al silenzio e alla pace del cottage di 'Monks House' nel Sussex, riusciva a ritrovare quel funambolico equilibrio dell'anima, che ella ha voluto infine consegnare alle quiete acque del fiume che lì vicino vi scorreva.
Camera da letto di V. Woolf a Monks House
In merito alla Woolf e in linea con i luoghi in cui è vissuta, consiglio vivamente la lettura del bellissimo post della cara amica Daniela del blog 'My little old world - gardening, home, poetry and everything romantic makes us dream', che potete trovare qui. La Petrignani dunque è riuscita a trasformare quella che poteva essere una pura descrizione di luoghi e paesaggi o una mera ricostruzione di biografie, per quanto singolari, in fedeli, appassionanti e umanissime storie di vita con tutto il carico delle emozioni che sembra di rivivere assieme alle loro protagoniste.


lunedì 5 maggio 2014

Sogno di una vita senza pensieri: il castello di Sanssouci

Cinque giorni di vacanza trascorsi tra Potsdam e Berlino non sono sufficienti ad ammirare e godere appieno il grande spirito storico e culturale che queste due città incarnano. Di Berlino racconterò in altri post; di Potsdam, piccola cittadina a circa 20 chilometri dalla capitale tedesca, la prima cosa che ho notato è il suo fascino semplice, umile da un lato e imperioso dall'altro in quanto luogo eletto a residenza privilegiata di grandi sovrani, primo fra tutti Federico II il Grande, re di Prussia (1712-1786).
Il più illuminato fra i sovrani prussiani, scrittore, musicista nonché grande stratega militare, desiderava infatti avere un luogo 'senza preoccupazioni' (Sanssouci appunto) dove ritirarsi per dedicarsi alle sue passioni ed invitare grandi artisti e pensatori suoi intimi amici, quali Voltaire e Bach. Scelse quindi Potsdam per la costruzione di quella che viene definita la 'Versailles prussiana', progettata dall'architetto von Knobelsdorff sulla base di bozzetti preparati dallo stesso Federico II, e tale straordinaria opera barocca è oggi riconosciuta come patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. Questo luogo privato, residenza estiva in cui Federico si ritirava per sfuggire al soffocante rapporto con la famiglia, dovuto prima alle pressioni paterne e in seguito all'infelice matrimonio con Elisabetta di Brunswick-Bevern, che non gli seppe dare un erede, era per lui luogo ideale dove filosofeggiare, scrivere sinfonie e opere fra cui 'L' Antimachiavel' dove esprimeva le sue idee innovative ed illuministe circa la difesa del diritto naturale, della pace e di una politica umana retta e giusta.

La residenza non è molto grande ed è collocata su una collina coltivata a vigneto con giardini e orti dedicati a coltivazioni ora di agrumi ora di ciliege ed altri frutti in un articolarsi suggestivo di angoli meravigliosi da scoprire ed ammirare. La fontana centrale è circondata da 12 statue di eroi e divinità mitologiche che si ergono silenziose nella loro maestosità senza tempo. Passeggiare in questo magico luogo e visitare le meravigliose stanze della residenza trasporta via dalla quotidianità, toglie, appunto, i pensieri..










domenica 5 gennaio 2014

Roberto Bolle in 'Serata Ratmansky' al Teatro alla Scala di Milano: quando si dice iniziare bene il nuovo anno!

In un post precedente avevo accennato al fatto che il 4 Gennaio sarebbe stato un giorno speciale per me, di cui però scaramanticamente avrei parlato solo a fatti avvenuti.
Ebbene eccomi qui a scrivere di una giornata che a dir poco ha inaugurato in modo eccellente l'anno appena avviato. La pioggia continua ha provato a rovinare l'atmosfera, ma a parte un ombrellino pieghevole completamente distrutto per le continue aperture e chiusure subite, posso confermare che non ci è riuscita affatto. Alle ore 9.30, davanti a un hotel noto della cittadina dove abito, c'è stato il ritrovo delle ospiti (tutte donne) dell'autobus che in 4,5 ore ci ha portate a Milano e che, una volta scaricateci presso il Castello Sforzesco, ci ha dato appuntamento alle 19.00 vicino alla Scala, per favorire un veloce trucco e parrucco più cambio di scarpa (o abito in qualche caso) prima dell'ingresso allo spettacolo.Il pomeriggio quindi è stato completamente dedicato allo shopping e alle visite di tutti i negozi di Corso Vittorio Emanuele che dal Duomo, passando davanti alla Galleria porta a Piazza San Babila. L'atmosfera natalizia era al massimo fra luci, addobbi e bancarelle in festa che si sviluppavano ai piedi del Duomo e un vero e proprio fiume di persone si riversava lungo il corso e sotto i portici come se fosse l'ultimo giorno possibile in cui

era assolutamente necessario acquistare qualcosa... ricordo che ieri c'è stato l'avvio ufficiale dei saldi di fine stagione! Non siamo riuscite ad entrare alla Rinascente, c'era da fare quasi a pugni e la sicurezza era visibilmente in difficoltà; abbiamo però visitato molti degli altri negozi di abbigliamento fra cui Zara, Motivi, Max Mara etc. Ma le mete a noi più gradite sono state lo store della Disney e quello della Mondadori.. Poi, dopo una puntatina allo Spizzico, per evitare il rischio di lasciarci uno stipendio per mangiare qualcosa di decente in quella zona centrale della città, siamo arrivate all'autobus e in pochi minuti eravamo pronte e piene di energia come se fossimo appena scese dal letto (o quasi..)!. Prima di entrare in Teatro abbiamo preso un buon caffè ristoratore al davvero carino e singolare 'Bar alla Scala', che ci ha accolto con tutta una serie di foto e poster di Audrey
Hepburn in stile 'Colazione da Tiffany', antiche riviste e diversi busti in marmo di Verdi e altri personaggi del tardo Ottocento. L'atmosfera era già perfetta. All'ingresso della Scala ci ha accolto quella che ad una prima occhiata mi è sembrata una Voltura (n.r.: una vampira cattiva della saga Twilight..) poiché era vestita di un lungo mantello nero con ciondolone stemmato sul petto. In realtà era un membro del personale di sala, che in abito tipico visionava i biglietti e dava indicazione su dove accomodarsi. Noi eravamo in galleria, quasi in piccionaia, e potevamo osservare perfettamente tutte le sfumature dei cristalli ed anche le eventuali ragnatele presenti sul bellissimo lampadario centrale di questo magnifico Teatro che è la Scala. Essendo stata anche alla Fenice a Venezia (pre-incendio) ho trovato la Scala meno barocca, un po' più sobria ma irresistibilmente perfetta. Quello che mi fa impazzire di questi teatri è che anche se le sedute e le loro stoffe sono sempre perfette e quindi garantite nella manutenzione o loro sostituzione, le dimensioni di queste rimangono sempre quelle del periodo in cui sono state realizzate ('700/'800). Mi spiego meglio: io sono alta 1,76 e decisamente trovo faticoso stare seduta in poltroncine pensate per eleganti
Lo store della Disney
damigelle o distinti signori la cui altezza media era di almeno 20 cm in meno della mia! Accomodatami nella mia piccola poltroncina dunque, dotata di binocoletto ho dato una sbirciata qua e là e, pur rimanendo un po' delusa in generale per l'abbigliamento davvero easy e anche poco schic presente (fatto salvo qualche scollatura da paura e qualche sbarluccichio rosso rubino inquietante), mi sono immediatamente ripresa con fervente attesa quando alle 20.00 in punto si sono abbassate le luci e lo spettacolo è cominciato. La serata Ratmansky è uno spettacolo del ballerino e coreografo russo Alexei Ratmasky, fra i più talentuosi dell'ultimo decennio. Composto di 3 rappresentazioni molto diverse fra loro, (Russian Seasons, Concerto DSCH e Opera), lo spettacolo si sviluppa in un crescendo di movimenti, colori, coreografie che culminano con 'Opera' che è '.. una stilizzazione dell'opera barocca, senza una linea narrativa, dove la danza viene trattata con un'impostazione astratta'. E in quest'ultimo mix di antico e moderno, fra bellissimi costumi a richiamare eroi guerrieri di altri tempi e la proiezione sullo sfondo di immagini di pittura d'epoca barocca, è apparso lui, il magnifico Roberto Bolle.
Lo store Mondadori
Che dire di Bolle...è Bolle, punto. Per dare un'idea, in 'Opera' c'era come coprotagonista maschile il ballerino Mick Zeni, straordinario: sembrava librarsi sul palco non danzarvi sopra, era incantevole ed affascinante il modo in cui muoveva le braccia mentre piroettava. Ma nonostante ciò, Bolle ha il potere di offuscare tutto il resto nella sua maestosità fisica e nella grazia, potenza e precisione dei movimenti che riesce ad esprimere in quello che senza dubbio è il suo elemento naturale, il palco di un Teatro. Come dunque iniziare meglio quest'anno nuovo se non con la bellezza, la perfezione e l'energia che questo momento di vita mi ha regalato?  
















domenica 10 novembre 2013

'Un incantevole Aprile': come le scelte di rottura determinano svolte importanti



Quattro donne, con motivazioni diverse, fanno la stessa scelta di rottura, un viaggio lontano da tutto e tutti, e questa scelta le porterà ad una svolta decisiva della propria vita: questa è la super sintesi di un bel romanzo di Elizabeth Von Arnim intitolato ‘Un incantevole Aprile’. In tre giorni della scorsa settimana ho finalmente visto
il film di Mike Newell (del 1992), registrato diversi mesi fa ma a cui non ero ancora riuscita a dedicarmi, e letto il libro, pubblicato per la prima volta nel 1922. Le protagoniste sono delle signore inglesi degli anni ’20 di diverse età, chi nobile o della upper class e chi della media borghesia, ognuna rinchiusa nella sua quotidianità o per meglio dire nella sua ‘gabbia’ che nel tempo le ha o annullate alla vista degli altri, o congelate in uno stereotipo in cui loro stesse non riescono più a riconoscersi. Così Mrs. Wilkins, la prima a cui viene l’idea, piuttosto anticonformista per quei tempi, di andarsene per un po’ in viaggio senza marito, è una donna ‘soprammobile’, quasi un oggetto, non troppo prezioso, da esibire ogni tanto in pubblico per completare lo status di uomo d’affari perfetto dello stimato marito, belloccio e competente. Mrs. Arbuthnot, donna sola, pia e religiosissima dentro e fuori - tutti infatti dicono di lei che ha i tratti di una madonna triste - indossa questa maschera per sfuggire da un lato alla vergogna di un marito che per vivere fa lo scrittore di romanzi erotici e, dall’altro, per soffocare il desiderio verso lo stesso che non la degna di uno sguardo e che conduce la sua allegra vita sociale senza scrupoli. Mrs. Fisher, l’anziana signora con l’inseparabile bastone, che vive nei ricordi di un passato che non c’è più, che la sostiene però a sua volta come una struttura da cui teme di separarsi. Nomi altisonanti infatti compongono le travi di questa struttura, Carlyle, Tennyson, ma è una struttura fatta di relazioni con persone che non esistono più, e quindi fuori dalla realtà e con un equilibrio molto precario. E infine Lady Caroline Dester, la bellissima e giovane nobildonna, già stanca a 28 anni di recitare una parte che non le appartiene, quella dell’angelo irraggiungibile, adorato e desiderato da tutti sempre e in ogni luogo, ruolo che l’ha fatta invecchiare dentro precocemente e soprattutto che non le ha mai permesso di creare dei rapporti profondi con chicchessia.
Queste quattro signore decidono per un concatenarsi di casualità di andarsene per tutto il mese di aprile dalla uggiosa Londra in un soleggiato paesino italiano in Liguria, chiamato San Salvatore. Attraverso questo viaggio, parafrasando Marcel Proust, ognuna di loro non cercherà solo una nuova terra da scoprire, ma acquisterà nuovi occhi, per vedere la realtà e per agire la stessa in maniera completamente diversa. Nel caso di Mrs Wilkins e di Mrs Arbuthnot saranno i rispettivi mariti a ‘vedere’ per la prima volta le mogli in modo nuovo ed affascinante; nel caso di Mrs. Fisher, abbandonato il bastone e i fantasmi del passato, sarà lei a ritrovare il modo giusto di vivere la realtà e le sue insicurezze; nel caso di Lady Caroline, lei stessa si accorgerà che non necessariamente ruota tutto attorno a lei e che esiste anche chi la può vedere oltre la maschera perfetta della sua bellezza, e cioè con tutti i suoi limiti e difetti.
La consapevolezza acquisita da queste donne è una conquista di chi ha avuto il coraggio di spezzare un habitus, un modo convenzionale e ormai consolidato di fare o vivere a cui in qualche modo si erano adattate, ma che le faceva soffrire nel profondo. Se pensiamo poi agli anni in cui è stato scritto questo romanzo, si può ancora di più apprezzare il coraggio di queste quattro signore nel fare la loro scelta di rottura e quindi il messaggio di libertà per le donne che l’autrice in modo molto elegante e pacato ha voluto sottolineare.  Il film è ben fatto e fedele al libro, non è eccezionale ma coglie benissimo le atmosfere e i passaggi del ‘viaggio della vita’ delle quattro protagoniste. Il romanzo è piacevole e delicato, si sofferma molto sulla descrizione della natura, delle piante e dei fiori di cui la Von Arnim era un’appassionata conoscitrice, del contesto stesso che si fonde con l’anima delle signore inglesi e che fa si che diventi con loro un tutt’uno.                                                                           
A volte avere il coraggio di rompere lo schema è importante, non si sa di preciso cosa poi ne può conseguire, ma sicuramente da la possibilità di uscire da un sofferto torpore in cui nonostante tutto ci si adagia inconsapevolmente.

lunedì 26 agosto 2013

I colori delle Dolomiti

"Di che colore? Si può trovare un aggettivo esatto per definire quella tinta così diversa da tutte le altre montagne, che al sottoscritto, ogni volta che ci fa ritorno e la rivede, provoca un trasalimento interno, risollevando ricordi struggenti? No, un aggettivo preciso non esiste. Più che di un colore preciso, si tratta di una essenza, forse di una materia evanescente che dall'alba al tramonto assume i più strani riflessi, grigi, argentei, rosa, gialli, purpurei, viola, azzurri, seppia, eppure è sempre la stessa, così come una faccia umana non cambia anche se la pelle è pallida o bruciata. [-] E da tutto questo, per chi guarda dal fondo delle valli, che colore risulta? E' bianco? giallo? grigio? madreperla? E' cenere? E' riflesso d'argento? E' pallore dei morti? E' l'incarnato delle rose? Sono pietre o sono nuvole?Sono vere oppure è un sogno?"
                                                                                                                                                       (Dino Buzzati, Le montagne di vetro,1956)


Un saluto alle Dolomiti, al Pelmo, al Civetta e alle Pale di San Martino che da anni ci accolgono maestose e silenziose nei giorni lieti di vacanza.





 

sabato 24 agosto 2013

Il Nabucco, l'Arena di Verona e un salto nel passato

L'11 Agosto e' stata una giornata speciale perché dopo varie vicissitudini siamo riusciti a regalarci lo spettacolo del 'Nabuccodonosor' di Giuseppe Verdi all'Arena di Verona. Non è la
prima volta che vado ad assistere ad un'opera in questo magnifico contesto, ma ogni volta e' una magia, un evento e non solo per l'opera in se', ma per tutto l'insieme.
Innanzi tutto la città' di Verona, che non delude mai.
A me e' sempre piaciuta perché pur essendo meta di una moltitudine infinita di visitatori, che non sempre sono il lato positivo delle città d'arte,  non e' troppo dispersiva ed e' sempre accogliente, permettendo nel raggio di poche centinaia di metri quadri di osservare le meraviglie che contiene quali ad esempio la Porta Nuova, l'Arena, la Piazza delle Erbe, la Piazza dei Signori e il presunto balcone da cui Giulietta spasimava per il suo Romeo. Arrivare quindi a Verona e fare un giro in centro, in attesa che arrivi l'ora dello spettacolo, aiuta ad immergersi in un'atmosfera d'altri tempi che prelude ad un qualcosa che difficilmente potrà essere dimenticato.

Lo spettacolo dell'opera allestito nell'Arena. Beh, ne ho visti di spettacoli a teatro, al chiuso e all'aperto, e forse l'unico contesto che mi permetto di paragonare e' quello della Fenice di Venezia, che ho avuto modo di visitare 'qualche' anno fa durante il Liceo. Ritengo però che la suggestione dell'Arena sia difficilmente replicabile, anche assistendo allo spettacolo dagli scomodi gradoni che ti rimandano tutta la calura accumulata nelle ore diurne e che obbligano a dotarti di un soffice cuscino per evitare mal di schiena fastidiosi (ma come facevano gli antichi?). È maestoso l'allestimento della scena, sono decine e decine gli addetti ai lavori che ruotano attorno alla scenografia per garantire poco più di due ore di magia.

E ancora, l'arrivo dei vip nella zona esclusiva delle poltrone e poltronissime, ovvero lo spettacolo nello spettacolo, soprattutto se si e' dotati di binocolo! Il rito dell'accensione delle candele ad inizio spettacolo e le stelle che si uniscono dall'alto a creare quella miriade di punti luminosi intermittenti che sanciscono l'ingresso in scena dei protagonisti.
Il 'Nabucco'' di Verdi. Era la prima volta che lo vedevo rappresentato, pur conoscendo bene l'aria più nota che contende tutt'ora il titolo di inno nazionale al 'Fratelli d'Italia' di Mameli, ovvero il 'Va pensiero'. Eccezionale l'orchestra e il suo direttore,  Julian Kovatchev; straordinaria, nonostante una partenza incerta,
l'interpretazione di Lucrecia Garcia del personaggio di Abigaille,  la presunta primogenita di Nabucco, in realtà figlia di schiavi, che cerca di sottrarre il trono al padre acquisito; ottimo il

coro che ha gentilmente replicato il 'Va pensiero' di cui sopra per la suggestiva interpretazione eseguita. Se poi il rientro al presente viene accompagnato da una notte in un bellissimo ex convento adibito ad hotel poco fuori Verona, dove relax e buon gusto non mancano, e una passeggiata in riva al Garda la mattina seguente, cosa si può chiedere di più?