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sabato 3 agosto 2013

L’adolescenza e il romanticismo delle prime esperienze amorose


Fra le letture leggere e poco impegnative del periodo estivo, una delle mie scelte è ricaduta su ‘La ragazza che voleva essere Jane Austen’ di Shulman Polly, che nonostante abbia titolo e incipit corredati da un perfetto richiamo per allodole (in questo caso l’allodola sono stata io!), è riuscito comunque ad allietare qualche ora di questa calda estate.
Il titolo di questo romanzo richiama il nome altisonante di un’amata autrice, Jane Austen, per cui uno si aspetta qualcosa che ad essa rinvii con la stessa vivacità, arguzia e capacità di descrivere i personaggi.
L’incipit poi presenta una giovane ragazza di 15 anni, Julia, appassionata della scrittrice di cui sembra conoscere già bene diverse opere e che con la sua passione sembra ‘infettare’ la sua più cara amica Ashleigh chiamata l’ ‘Entusiasta’ per il modo con cui presta interesse a qualsiasi cosa le si presenti come novità, anche se questa dovesse durare il tempo di una giornata.

Ma l’alone austeniano dura fino al ballo di primavera della high school maschile di Forefield  in cui le due ragazze si ‘imbucano’ senza invito alla ricerca dell’anima gemella, dopo una lunga preparazione ai balli tradizionali quali la quadriglia o il valzer.

Una volta incontrati Grandison Parr e Ned, i due studenti che salvano le nostre dall’essere smascherate e cacciate miseramente dalla festa privata, il libro procede attorno alla storia d’amore adolescenziale che si sviluppa fra Julia e Grandison, dove lei ha davvero poco di un’eroina austeniana e lui, sebbene ci sia qualche riferimento nominale, ha poco del Darcy a noi noto.

Superata però la potenziale delusione di trovare ‘più Jane Austen’ nel libro, non posso dire che il romanzo non mi sia piaciuto. Certo il target è adolescenziale, si parla di un amore che nasce fra due sedicenni o poco più, si raccontano i batticuori, i dubbi, le fragilità di entrambi nell’affrontare forse per la prima volta un sentimento che travolge, che fa fare e pensare cose a cui mai prima si era nemmeno vagamente immaginato. Eppure non è proprio questo che succede ai ragazzi e alle ragazze di quell’età? Non è quello che è successo a noi qualche anno fa? Quello che mi è piaciuto è la delicatezza
comunque moderna e senza grosse pretese con cui è stata descritta questa storia adolescenziale, che in mezzo a tanta ostentata volgarità, esibizionismo ed eros gratuito che oggi si trovano in ogni dove, riporta alla vera natura di come dovrebbe essere il primo amore o in genere a come dovrebbero essere le prime esperienze in questo campo. Sono troppo romantica e idealista? Forse, ma credo che il modo in cui gli adulti spesso influenzano negativamente i modi di essere e di agire dei giovani, anche attraverso il loro stesso comportamento, faccia perdere di vista il mistero della nascita di un sentimento, i dubbi e le paure che spesso comportano e l’immensa gioia  nel viverne poi ogni singolo minuto.

‘La ragazza che voleva essere Jane Austen’ mi ha inoltre immediatamente riportato ad un’altra scrittrice, Ann Brashares di cui ho letto e apprezzato (per quanto sopra già detto) la serie dei suoi 4 romanzi più noti come ‘4 amiche e un paio di Jeans’. Le tematiche sono le stesse, narrando delle vicende amorose di 4 amiche che, non trascorrendo assieme per la prima volte le vacanze estive, decidono di rimanere in contatto spedendosi a turno un paio di jeans che magicamente sta bene a tutte e che riporterà traccia dei passaggi più importanti delle esperienze da loro vissute. I romanzi della Brashares entrano un po’ più di quello della Shulman nelle problematiche familiari delle ragazze e di come vengono da loro vissute ma il genere e anche lo stile per certi versi è lo stesso. Da questi romanzi della Brashares è stato tratto anche un film ‘4 amiche e un paio di jeans’ del 2008 e il suo sequel, ‘4 amiche e un paio di jeans 2’ , con Blake Lively, Alexis Bledel e America Ferrera fra le protagoniste.


I libri su citati vanno sotto la categoria ‘libri per ragazze’, e pur non avendo tutti la medesima profondità, qualità o fama di altre opere non sono pur essi assimilabili ad opere come quelle ad esempio della Alcott? E le età delle protagoniste e i tormenti dei primi amori descritti, seppur in epoche diverse non sono molto vicine a quelle della Austen?

Mi fermo qui perché so bene che le differenze ci sono, eccome, ma ci sono anche affinità, tutte quelle che possono essere catalogate sotto il termine di ‘storie romantiche’.