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sabato 17 agosto 2013

Amori ed eroi romantici di Charlotte Brontë



Difficile non scrivere cose banali o già più volte trattate su Charlotte Brontë, singolare quanto straordinaria autrice di poesie e famosi romanzi di metà Ottocento. Dopo però aver terminato il libro ‘Romacing Miss Brontë’ (2012) 
di Juliet Gael, ho trovato interessante riflettere sugli aspetti più romantici, appunto, della sua vita, che difficilmente nelle normali biografie sono stati descritti con cura. Invece in questo libro della Gael, che tratta della vita di Charlotte e della sua famiglia in modo romanzato, e presumibilmente anche in parte inventato o ricostruito liberamente, ne viene fuori un ritratto molto più gentile se vogliamo, più umano e passionale di quanto non mi fossi immaginata prima. Tempo fa avevo letto la ‘La vita di Charlotte Brontë’ (1857) di Elizabeth Gaskell, un bel tomo abbastanza dettagliato di fatti ricostruiti sia sulla base di personali ricordi e informazioni, essendo l’autrice amica della stessa Charlotte, sia sulla base di studi, interviste e analisi della corrispondenza fatta in merito alla sua vita. In quanto biografia la Gaskell ha pedissequamente riportato tutti i passaggi salienti della vita di Charlotte, dal triste periodo scolastico nel collegio per poveri, che a causa delle pessime condizioni igieniche aveva sterminato 2 delle sue 4 sorelle, all’esperienza più positiva degli studi condotti a Bruxelles, fino agli ultimi anni della sua breve vita che dopo averla fatta assistere impotente alla tragica morte di tutti i suoi cari, eccezion fatta del padre, le ha concesso poco più di un anno di felicità matrimoniale non coronata però dalla buona riuscita della gravidanza che ne
ha infine decretato la morte. Quello che però la Gaskell ha tralasciato è proprio quello che poi a detta della stessa Charlotte è stata fonte primaria d’ispirazione dei suoi notevoli romanzi, primo fra tutti Jane Eyre, ovvero le sue personali esperienze, i primi innamoramenti che hanno generato quell’ideale di uomo non necessariamente perfetto ma vero e con sentimenti nobili che fosse in grado di capire lei/le sue eroine nel profondo guardando oltre l’aspetto fisico. La Gaskell ha preferito sottolineare pesantemente la solitudine fisica ed emotiva in cui erano cresciute le sorelle, l’ambiente rude ed orgoglioso della gente dello Yorkshire, le difficili condizioni ambientali ed igieniche che caratterizzavano quei posti gelidi d’inverno e umidi e insalubri nel resto dell’anno, per giustificare le inevitabili conseguenze delle precoci dipartite dei familiari, della fragilità fisica della stessa Charlotte nonché della selvaggia natura dell’indiscusso talento di diversi componenti della famiglia Brontë.  La Gael invece si è soffermata sui 3 uomini al di fuori della stretta cerchia parentale che hanno indelebilmente segnato ed accompagnato la vita amorosa di Charlotte Brontë.
Il primo è stato Constantin Héger (1809-1896), insegnante belga, che nel 1942 accolse per circa un anno nella sua scuola di Bruxelles gestita con la moglie Mde Héger, le sorelle Emily e Charlotte, lì mandate dal Reverendo Brontë con lo scopo di perfezionare la conoscenza della lingua francese e tedesca. Successivamente Charlotte tornò nella
stessa scuola nel 1943 in veste di insegnante e nel breve periodo di permanenza sembra che sia stata letteralmente travolta dall’amore non ricambiato per il suo maestro. Nonostante la rigidità della forma di educazione che le veniva impartita, dalla rigorosità dei tempi e delle attività a cui era dedita sia da studentessa che da insegnante Charlotte rimase colpita dal modo in cui Héger riuscì a leggerla nel profondo, a superare sia il modesto aspetto fisico che la chiusura e singolarità del carattere che la contraddistingueva dalla maggior parte delle altre ospiti della scuola. Questo le diede la possibilità di sentirsi per la prima volta accettata da qualcuno al di fuori della stretta cerchia familiare, di potersi confrontare senza barriere nel vorticare dei suoi pensieri e saperi e tutto ciò si tramutò in un tormentato amore che per anni la ossessionò fino a spingerla a dichiarare i suoi sentimenti ripetutamente per iscritto, pur sapendo di non avere alcuna speranza. Questa passione, che sembra la portò a conservare gelosamente per anni le uniche 5 lettere mandategli da Héger in una corrispondenza quasi subito interrotta dal volere della moglie di lui, ha dato origine ai personaggi maschili principali dei romanzi ‘Il Professore’ e ‘Villette’ dove semplici e modeste giovani eroine si innamorano senza alcuna speranza di questi ideali quanto spietati e distaccati uomini. Di Héger però si ritrova qualche spunto anche in Rochester di ‘Jane Eyre’ , laddove la matura età, la capacità di leggere nel profondo la solitudine e la forza di Jane ne ricordano senza dubbio le caratteristiche della prima vera passione amorosa di Charlotte.
Il secondo uomo che ha segnato la vita amorosa di Charlotte è stato il suo primo e unico editore, George Smith, proprietario della casa editrice ereditata dal padre che credette per primo nel talento nascosto ma già visibile della opera prima di Charlotte ’Il Professore’ che sebbene pubblicata postuma fece da apripista nella credibilità al successo letterario dell’anno che fu ‘Jane Eyre’. George era un bel giovane, benestante, gran lavoratore ma anche avvezzo alla mondanità che, visto anche il suo lavoro, gli faceva frequentare i salotti più esclusivi della Londra di quel periodo. Più giovane di circa 10 anni di Charlotte quando ella uscì finalmente dall’anonimato dei Currer Bell, George si fece in quattro per introdurla negli ambienti letterari che contavano, nel farle godere la vita dell’opera degli eventi esclusivi e di alta società a cui Charlotte partecipava con estrema difficoltà per la natura del suo carattere ma con altrettanto riconoscimento a questo giovanotto bello, colto ed elegante che la accompagnava e con cui aveva creato una intima complicità. Lui era affascinato intellettualmente da questa minuta ma forte creatura che sembrava venuta da un altro mondo, ma nulla di più. George Smith era più attento, da buon editore, a fare in modo che nessun stimolo mancasse a questa autrice da lui scoperta. L’incanto fra i due si ruppe quando il secondo personaggio maschile al centro dell’attenzione nel romanzo ‘Villette’, creato su di lui, con gli stessi tratti e con il carattere aperto, mondano e vanitoso, non fu quello che Charlotte scelse come ideale romantico della sua eroina
Lucy Snowe che preferì a lui l’insegnante Paul Emanuel, imperfetto ma molto più intenso umanamente. George, anche per l’immagine non lusinghiera che alla fine ne emerse del personaggio del romanzo e quindi di lui stesso, si offese, perché a suo avviso era stato colpito ingiustamente e raffreddò così i suoi rapporti con l’autrice che finalmente si rese conto dell’opportunismo peraltro legittimo del tipo di rapporto che si era creato fra i due.
Il terzo e ultimo uomo, l’unico veramente e profondamente innamorato di Charlotte fu il reverendo Arthur Nicholls, che pur fra mille difficoltà riuscì a sposarla all’età di 39 anni dopo aver superato non solo la crudele resistenza del padre che non lo credeva all’altezza della figlia ormai famosa, ma anche della stessa Charlotte che inizialmente non ne era affatto attratta dal carattere, dalla modesta cultura e nemmeno dall’aspetto fisico. Arthur superò tutti gli ostacoli facendosi conoscere nel tempo in tutta la sua bontà d’animo, serietà, purezza e dedizione all’amata che avevano generato in lui un sincero sentimento che nulla aveva a che fare con il fatto che Charlotte fosse un personaggio pubblico e con una certa rendita. Charlotte finalmente lo vide, in tutta la sua integrità, in tutta la sua capacità di poterle dare quell’affetto
e quella protezione che da sempre agognava e per questo, seppur negli ultimi 2 anni della sua vita, lo ricambiò con un amore vero e profondo. Non ci fu tempo per lei di trasporre questo tipo di amore incondizionato e finalmente corrisposto in un nuovo personaggio letterario che magari al contempo si fosse liberato anche dei due precedenti, ma mi viene da dire che forse è più dalle sofferenze e da ciò che rimane desiderato e non necessariamente ottenuto che si concretizza il meglio dell’ideale romantico.

sabato 2 febbraio 2013

I Reverendi anglicani nei romanzi dell'800



Dopo la scissione della Chiesa Anglicana dalla Chiesa Cattolica Romana, promossa da Enrico VIII e culminata nel 1534, fra le altre riforme, fu abolito l’obbligo al celibato dei Reverendi o uomini di chiesa in genere, cosa che li portò ad acquisire a poco a poco una nuova identità sociale.                                                                                            
Tipicamente i Reverendi derivavano dalla classe media della società e nel 1600 sembra che la maggior parte di quelli del Sud dell’Inghilterra avesse ricevuto un’eccellente istruzione  in una delle due rinomate università inglesi di Cambridge o Oxford.  Un po’ diversa la situazione dei reverendi del Nord dell’Inghilterra o delle Midlands che provenendo da ambienti sociali più umili, in molti casi venivano istruiti in scuole locali.      
Era convenzione che i nobili o i proprietari delle terre in cui venivano costruite le chiese, avessero il diritto come patroni di ‘scegliere’ e presentare al Vescovo la persona che ritenevano più adatta a ‘curare le anime’ che vivevano e lavoravano in tali proprietà. Questi giovani dovevano avere almeno 21 anni, aver acquisito, come su detto, una certa educazione, ed essere di nascita legittima. Mediamente chi otteneva i voti comunque aveva circa 23 anni. Nel 19° secolo si diffuse l’uso di garantire il beneficio ai figli più giovani delle famiglie di gentiluomini di campagna ai quali così era assicurata una vita modesta ma dignitosa. La rendita infatti non era elevata (da 200 a 100 sterline l’anno nei casi peggiori), ma molto dipendeva dai favori messi a disposizione dai patroni, laddove presenti e generosi. 
I Reverendi invece che avevano ottenuto il beneficio con il proprio reddito derivante da terre di proprietà, vivevano delle decime derivanti da queste e dall’allevamento di animali.

Queste brevi notizie sui ‘Clergymen’ Anglicani, di sicuro generali e non esaustive dell’argomento, mi aiutano a fare una carrellata e dei collegamenti con molti dei personaggi presenti nei romanzi dell’800 da me amati.
Partendo dai romanzi di Jane Austen, troviamo ricorrente la professione di ‘Reverendo’ nei diversi pretendenti delle nostre eroine.                                                                                         
Alla categoria dei figli minori appartenenti a classi di alta borghesia di campagna o meno appartengono: 
Henry Tilney di ‘Northanger Abbey’, l’affascinante ed intelligente figlio minore del Generale Tilney, che Catherine Mooreland conosce ad un ballo assieme alla sorella Eleanor. Il Generale, mosso dal desiderio di combinare matrimoni favorevoli al patrimonio di famiglia e convinto di aver a che fare con una giovane ereditiera, invita Catherine a passare un po’ di tempo a Northanger Abbey, per agevolare la liaison che stava nascendo fra lei e il suo secondogenito. Si accorge invece ben presto che Catherine non è una ereditiera e scaccia quindi in malo modo la giovane dall’Abbazia. Ma Henry Tilney, innamorato e di buoni principi morali, come l’infelice sorella a sua volta allontanata dal vero amore dal padre perché non ritenuto all’altezza, si oppone al padre, viene da lui ripudiato e si conquista una dignitosa posizione da Reverendo, riuscendo così a coronare il suo sogno d’amore con Catherine.
Edmund Bertram è il secondogenito maschio di Sir Thomas Bertram, che incontriamo nel romanzo ‘Mansfield Park’ mentre sta già affrontando gli studi per prendere i voti da Reverendo. Ragazzo di sani principi ma alle prime esperienze d’amore, si infatua di una non altrettanto innocente Mary Crawford che cerca in tutti i modi di convincerlo a puntare ad un ruolo in società che gli avrebbe garantito una posizione più elevata. Mary infatti esplicitamente gli dice che lei non avrebbe mai sposato un Reverendo destinato ad una vita modesta dedicata agli altri. Ma Edmund è forse il personaggio che più di tutti sembra avere una vera vocazione e così non solo prende i voti ma alla fine sposa la donna che più di tutte lo avrebbe rispettato ed amato anche per la sua scelta, la cugina Fanny
Edward Ferrars è un altro secondogenito destinato ai voti che Jane Austen ci presenta nel romanzo ‘Ragione e Sentimento’, oggetto del discreto ma sincero amore di Elinor, la componente razionale della coppia delle amate sorelle. Edward non spicca per iniziativa, ma segue mestamente il suo destino che poi fortunatamente, nonostante giochi anche a lui qualche tiro mancino – il fratello sposerà la sua apparentemente ingenua  promessa sposa – lo porterà a prendere i voti per potersi mantenere e coronare così il suo sogno d’amore.
Fa parte invece della categoria dei Reverendi ‘protetti’ ovvero scelti da un ‘patrono’, il rinomato Mr Collins di ‘Orgoglio e Pregiudizio’, tanto  devoto alla sua Lady Catherine da eseguire pedissequamente ogni suo comando o desiderio.

Passando invece ai romanzi delle sorelle Brontë si trovano Reverendi appartenenti a classi sociali più modeste, del Nord dell’Inghilterra, e soprattutto non secondogeniti in qualche modo costretti a ‘ripiegare’ ad un porto sicuro.
Parlando infatti di St. John Rivers in ‘Jane Eyre’ di Charlotte Brontë, troviamo un fratello maggiore, che si occupa anche delle due sorelle rimaste con lui dopo la morte dei genitori, le quali per vivere devono fare le governanti. Estremamente devoto, ha ereditato Moor House e vuole partire presto come missionario per le Indie. Una vita semplice e dedicata ai bisogni altrui è quello che muove il suo rigoroso carattere.                                                 
In ‘Agnes Grey’, Anne Brontë descrive invece due tipi di Reverendi anche di diverso ruolo ma soprattutto di diversa devozione. Il primo è il Vicario, Mr Hatfield sprezzante della povertà che agisce spinto solo dal riconoscimento e tornaconto che l’alta borghesia di campagna poteva garantirgli. Mr Weston, colui che infine sposerà Agnes, è invece un giovane curato devoto che si è fatto da sé con il duro lavoro e che si occupa sia materialmente che con il cuore e la  fede dei bisognosi, così come dovrebbe essere.

Infine Elizabeth Gaskell ben dipinge la vita bucolica per quanto semplice di un reverendo del Sud dell’Inghilterra quando narra del papà della protagonista Margaret Hale di ‘North and South’, che poi mosso da una profonda crisi interiore, che lo porta a mettere seriamente in discussione il credo cui aveva aderito fino ad allora, rinuncia ai voti e si trasferisce al Nord sopravvivendo di lezioni private. Protetto da un sistema conservatore e  classista al Sud, il Reverendo Hale si trova a doversi scontrare con la gente del Nord grande lavoratrice e dai modi rozzi dalla quale si farà comunque benvolere per il suo cuore onesto e la sua vasta cultura che metterà a disposizione dei meno fortunati.

Questi i personaggi dei romanzi, senza però dimenticare che tutte le scrittrici qui sopra citate sono state a loro volta figlie di Reverendi del Centro-Sud, Jane Austen ed Elizabeth Gaskell, e del Nord, le sorelle Brontë, con profonde differenze di stile e di difficoltà di vita incontrate ma con un fattore comune determinante il loro percorso artistico, derivante proprio da questi augusti genitori, ovvero la possibilità di ricevere una buona istruzione letteraria a cui non tutte le figlie femmine della Middle class avrebbero potuto accedere.

sabato 5 gennaio 2013

Epifania, befane e streghe, tra rituali e racconti di paura

Eccoci dunque quasi arrivati al 6 Gennaio, giornata che segna il termine delle festività natalizie e che a seconda che si segua la tradizione cristiana o pagana - o in molti casi entrambe - va a celebrare ritualità diverse.
Foto promozionale Proloco Morsano al Tagl.to
Cristianamente parlando l'Epifania segna l'arrivo dei Re Magi a Betlemme che portano i loro doni a Gesu' bambino; dal punto di vista pagano invece si rinnovano i rituali legati all'agricoltura perchè siano di buon auspicio per l'anno nuovo. Ad esempio, in Veneto Orientale e in Friuli Venezia Giulia, tra il 5 e il 6 Gennaio si vanno a vedere le 'casere' (o 'foghere') o i 'pignarul', grandi falò con in cima un fantoccio di una 'vecchia' (la strega), e si dice che, in base a dove si diriga il fumo, si può prevedere se il raccolto del nuovo anno sarà buono o meno. L'occasione è coronata da vin brulè caldo, pinza (il tipico dolce della Befana) e fuochi d'artificio.
La Befana poi è molto attesa dai bambini perchè, lontana parente di Babbo Natale e munita di mezzo di locomozione piu' semplice ma ugualmente magico, la scopa volante, porta dolci o carbone a seconda se i bambini sono stati buoni o meno nell'anno appena trascorso.
Ma, anche se buona,  sempre di strega trattasi, per cui per l'occasione ho rispolverato - non la mia scopa e il sacco, ma - un racconto dell'800 di streghe e fantasmi di Elizabeth Gaskell, l'ottima autrice fra gli altri di 'North and South' e 'Cranford', che da qualche tempo si riesce a trovare tradotto in italiano nella raccolta 'Storie di bimbe, di donne, di streghe' edito da Giunti. 

 La storia si intitola 'Il racconto della vecchia balia' e narra le vicende della balia del titolo da giovane che, dovendosi occupare della piccola figlia di un benestante uomo di Chiesa, Miss Rosamond, rimasta orfana di entrambi i genitori, viene trasferita con la bimba presso una antica tenuta in cui  vive una di lei anziana parente. La casa è molto grande e circondata da un fitto e oscuro giardino-bosco con i rami delle grandi querce che sembrano quasi entrare nelle finestre delle due principali sezioni della casa, l'ala ovest e l'ala est, quella che da subito appare come la più misteriosa. Nella hall della sinistra magione spiccano un immenso camino, apparentemente spento da molto e un mastoso organo incastonato nel muro. L'accoglienza non è delle più calorose sia da parte dell'anziana algida padrona di casa, Miss Furnivall, che da parte della sua dama di compagnia, una donna altrettanto anziana e dall'aspetto severo e freddo che lascia ben poco spazio alle confidenze. Così passano i primi giorni delle due nuove inquiline fintanto che una notte la balia si accorge che qualcuno suona l'organo e un bel giorno Rosamond segue in piena tormenta di neve una piccola bambina che la chiama e la invita ad andare presso un grande albero sotto cui si lamenta una bellissima signora. Rosamond viene trovata svenuta e semi assiderata da un pastore e la balia, che non crede ad una parola di quanto raccontato dalla bambina circa gli incontri fatti, dovrà presto ravvedersi perchè vedrà con i suoi stessi occhi i fantasmi di cui la magione sembra infestata. Le cose precipitano e una delle domestiche narra alla balia, che la interroga con insistenza su quelle stranezze, i tristi segreti che nasconde quella casa. Si viene a sapere che l'anziana Miss Furnivall era una bellissima donna che un tempo si era contesa l'amore con la sorella minore, altrettanto bella, per un musicista straniero, portato a casa dal padre dopo la morte della moglie per allietare le sue giornate. Siccome il vedovo e le figlie quanto a carattere erano conosciuti come scontrosi, diffidenti e selvaggiamente passionali si scatenò in casa un dramma vero e proprio che prima vide protagoniste le sorelle che a colpi di schermaglie reciproche cercarono di prevalere l'una sull'altra nella conquista del giovane malcapitato; successivamente l'apparente vittoria della più piccola delle due, che all'insaputa di tutti sposò il musicista dal quale ebbe anche una bimba, si trasformò in sconfitta quando, non potendo rivelare nulla, fu costretta anche ad abbandonare momentaneamente la piccola; da ultima si scatenò la furia del vecchio padre che,  scoprendo i segreti della figlia minore che da ultimo era riuscita a riunirsi con la sua piccola portandola nelle stanze dell'ala est della casa in gran segreto, scacciò in mezzo ad una tormenta di neve entrambe lasciandole morire dal freddo e dalla fame. In più, in quel caso pietoso si venne anche a sapere che la sorella maggiore, ovvero la vecchia Furnivall, non mosse un dito quasi in segno di vendetta verso l'antagonista sorella.
Il racconto termina con la comparsa in contemporanea del fantasma del vecchio, della sorella morta e della sua piccola in una scena di rinnovata violenza  e, colpo di scena, di un quarto fantasma che altro non è che quello della sorella maggiore giovane e bella, che interviene mostrando tutta la sua malvagità davanti alle attonite balia, Rosamond e Miss Furnivall stessa in età avanzata...

Chiudo qui il post epifanico augurando a tutti buona Befana e buon proseguimento di Anno Nuovo







mercoledì 19 settembre 2012

Ralph Fiennes, link fra passione, cinema e romanzi


“Era senza dubbio splendido. …. Il suo sguardo poteva essere quasi dolce per poi diventare improvvisamente gelido.” Queste parole del regista Spielberg descrivono in sintesi l’indiscussa capacità interpretativa propria di uno degli attori a mio avviso più intensi e credibili dei giorni nostri, Ralph Fiennes. Classe 1962, di origini aristocratiche, nasce a Suffolk in Inghilterra e si forma presso la prestigiosa Royal Academy of Dramatic Art. Le prime apparizioni sono in teatro, forma d’arte e rappresentazione che continua tuttora a coltivare, nonostante sia una stella del cinema internazionale più che consacrata. Diventa noto negli anni ‘90 con film quali ‘Schindler’s list’, nel ruolo del cattivissimo ufficiale nazista che spara nel cortile ai ‘passanti’ ebrei per puro diletto, e ‘Strange Days’, della regista Bigelow, film di fantascienza dove  mette in luce anche tutto il suo lato fascinoso (la sua immagine viene poi utilizzata per dare fisionomia al riuscito personaggio del fumetto bonelliano ‘Dampyr’, il figlio del Vampiro). La consacrazione a livello mondiale la ottiene però con l’indimenticabile film ‘Il paziente inglese’ del regista Minghella, per il quale ottiene la candidatura all’Oscar a miglior attore protagonista purtroppo non vinto. Cosa dire di questo film? L’ho visto almeno una ventina di volte e in assoluto è il mio film preferito non in costume. La storia d’amore struggente fra i due protagonisti del racconto del paziente inglese – il conte di Almàsy /Ralph Fiennes e  Katharine Clifton/ Kristin Scott Thomas - e il tristissimo epilogo della stessa, è quanto di più romantico per me sia mai stato rappresentato al cinema.
Ma Ralph Fiennes è anche colui che ha interpretato diversi personaggi di alcuni dei romanzi dell’800 che prediligo o che me ne ha fatto scoprire di nuovi grazie al fatto che lo seguo come fan.
Nel 1992 interpreta infatti uno straordinario Heathcliff in ‘Wunthering Heights’, assieme a Giuliette Binosche-Catherine, dove è in grado, con il suo sguardo magnetico e la sua espressività, di metter in campo contemporaneamente tutto lo strazio e l’agonia struggente causata dal suo amore impossibile e la violenta follia che deriva dalla frustrazione stessa del non poterlo avere.
Ho visto altre versioni televisive e cinematografiche del romanzo amatissimo, ma l’atmosfera gotica, la fedeltà dell’interpretazione di questa versione secondo me non ha paragoni, nonostante non tutte le critiche vadano nello stesso senso.
Ralph Fiennes poi mi ha ha fatto scoprire un poema in versi sentito nominare ma mai preso in seria considerazione quale ‘Evgenij Onegin’ di Alexander Puškin, di cui ne è stato il protagonista nel film omonimo. Il film del 2004 diretto dalla sorella Martha e interpretato assieme alla bellissima ma un pò maestosa Liv Tyler, racconta la storia di un dandy malinconico, annoiato ed egoista che rifiuta l’amore di Tatjana, una giovane che gli si dichiara con una lettera ardente di passione, e della quale poi si innamora perdutamente, dopo qualche tempo, quando ormai lei è diventata sposa fedele di un suo cugino principe. Il film non ha avuto un grande successo di pubblico, ma quando l’ho scoperto e visto ho avuto subito il desiderio di leggere per la prima volta il poema e poi di rivedere ancora il film... Sarà stato grazie alle atmosfere della steppa innevata o all’intensa colonna sonora o ancora alla presenza del pregevole Fiennes, che qui della malinconia è l’incarnazione, che film e poema mi hanno definitivamente appassionata.
Ottima poi l’interpretazione di Fiennes nel film in costume ‘La duchessa’, alias Georgiana Cavendish interpretata da una splendida Keira Knightely, nei panni dello stagionato e senza cuore Quinto Duca di Cavendish, che vincola la giovane Georgiana ad un matrimonio di interesse con tanto di contratto e obbligo di generare un erede maschio.
Il ruolo del cattivo, gelido e violento gli riesce davvero benissimo qui, ma d’altronde basta pensarlo nella rappresentazione del male per eccellenza, ovvero quella del Mago oscuro Voldemort –faccia di serpente- nella saga di ‘Henry Potter’. Ma sempre per rimanere nell’ambito dell’800 Ralph Fiennes è anche l’ex compagno di Francesca Annis, straordinaria attrice inglese di ben 18 anni più vecchia di lui, molto nota a teatro ma non solo. Così il legame sentimentale (finito nel 2006) dei due attori si lega anche alla mia passione, vedendo lei interprete di film per la tv (BBC) come ‘Cranford’ e ‘Return to Cranford’ nei panni di Lady Ludlow, oppure della snob e ‘vacua’ matrigna di Molly in ‘Wives e Daughters’ tratti entrambi dai romanzi di Elizabeth Gaskell,
Da ammirarne la bravura nella scena della morte di Lady Ludlow mentre aspetta in piedi il ritorno del figlio Septimus, parassita dandy e senza scrupoli che vive alle spalle della nobile madre senza un minimo di riconoscimento o rispetto. Così la passione per un attore si collega alla passione per la letteratura romantica dell’800 in un susseguirsi di letture, visioni, ascolti e scoperte, anche casuali, che aumentano ancor di più l’ammirazione per questo mondo e la voglia di conoscerlo ancor di più.

domenica 9 settembre 2012

Persone e relazioni sindacali


Leggendo North and South di Elizabeth Gaskell (nel 1854 vi è stata la pubblicazione della prima puntata sulla rivista di Dickens “Household Words), non sfugge la capacità dell’autrice di contestualizzare la storia d’amore dei due protagonisti, Margaret Hale e Jhon Thornton, nello sfondo sociale di contrapposizione fra la realtà amena e agricola del Sud con la realtà industriale del Nord  dell’Inghilterra di metà Ottocento, cosa che non risulta essere riuscita altrettanto bene a  Charlotte Brönte nel romanzo “Shirley”, vista la critica negativa e lo scarso successo di pubblico ottenuto dal romanzo.
Gaskell riesce a rappresentare egregiamente i diversi aspetti della lotta di classe fra gli operai, che reclamano in modo sempre più organizzato migliori condizioni di lavoro, di vita/salute e di salario  (il Trade Union è una conquista inglese proprio di metà secolo) e, dall’altra parte, gli industriali che lottano per competere in contesti di mercato già allora competitivi e pressanti (si pensi ai riferimenti di Thornton alla concorrenza dell’industria americana in ambito tessile tessile). Come poi esperti critici letterari sottolineano, avendo lei stessa vissuto la realtà industriale, a seguito del necessario trasloco nella città industriale di Manchester per seguire il marito, Gaskell  in questo romanzo fa emergere prepotente la sua convinzione, maturata da osservatrice e divenuta via via sempre più profonda, che ci possa essere pur nel confronto/scontro una qualche forma di intesa o meglio ancora un modo di conciliare opportunamente gli interessi di opposte classi sociali. L’interdipendenza stretta che va a descrivere in modo mai pedante, fra la necessità dell’operaio di avere un posto di lavoro in fabbrica in un contesto ambientale ormai trasformato dall’industria che non concede tante alternative, e comunque discreti salari, e la necessità da parte degli industriali di avere le forze lavoro presenti giornalmente, puntuali e possibilmente poco polemiche, per esaudire in tempi giusti gli ordini dei clienti, è quanto mai attuale.
Lavorando in un contesto industriale, le dinamiche delle relazioni sindacali mi sono note e mi è piaciuta l’evoluzione descritta nel romanzo di un personaggio come Higgins, sindacalista con ideali socialisti e una certa intelligenza, che all’inizio per necessità ma poi anche per stima verso la persona del ‘Master’ (Padrone) del cotonificio, si sforza di imparare a comprenderne la posizione e i reali intenti dello stesso, arrivando ad impostare con lui una relazione di collaborazione e fiducia reciproca. Stessa cosa vale per Thornton che all’inizio considera Higgins un inaffidabile cialtrone rivoluzionario e poi impara ad apprezzarne gli ideali, non troppo lontani dai suoi, e le ragioni in alcuni casi fin troppo evidenti di certe sue posizioni (la morte a 19 anni della figlia Bessy per aver respirato ‘pezzi’ di cotone viste le inesistenti o quasi tutele di salute e sicurezza sui posti di lavoro del tempo o l’indigenza dei figli di Boucher, un collega, di cui Higgins si prenderà cura alla morte per disperazione del padre). L’esempio di come arrivano entrambi a sperimentare (lo definiscono più volte proprio ‘un esperimento’) la realizzazione di una mensa aziendale interna che garantisca un buon pasto giornaliero ai lavoratori e dall’altra le giuste energie per fare bene il proprio lavoro agli stessi è esemplificativo del risultato di una sana relazione fra le parti. Laddove questa relazione non è sana, ma solo impuntata o far prevalere ideologismi, cocciutaggini e spregio per l’altrui condizione/posizione, ieri come oggi a mio avviso non è in grado di fare emergere cose utili o costruttive.
La descrizione poi  di come lo sciopero, strumento per eccellenza di protesta sindacale che se mal organizzato o lasciato nelle mani di puri agitatori di masse, privi di ragioni strutturate, non fa altro che determinare sconfitta comune, è quanto mai attuale.
Naturalmente da metà Ottocento ad oggi di strada ne è stata fatta, e ancora ce n’è da fare, tanto più in un momento di crisi mondiale come quella in corso,  ma è interessante osservare come le dinamiche di fondo sono sempre le stesse. In particolare credo fermamente, e potrei raccontare qualche esempio, di come sia sempre la persona in fondo a fare la differenza, anche senza prescindere dal fatto che questa non avrebbe senso in sé se non in relazione all’altro e che il gruppo sociale, organizzato o meno, le permette di fare delle cose che da sola non sarebbero possibili.
Higgins e Thornton in North and South sono le ‘persone’ che fanno la differenza.