giovedì 19 dicembre 2013

E' tempo di Natale..

Manca poco meno di una settimana al Natale e l'aria comincia a caratterizzarsi di quella magia e di quell'attesa che mai viene meno nonostante i tempi difficili in cui viviamo.    
I preparativi nel mio caso sono partiti da poco, molto ancora mi resta da fare in questo week end, ma tutte cose che distolgono dai pensieri più importanti e impegnativi che mi aspettano con il nuovo anno. Non mancano in questo periodo le letture a tema natalizio, di cui posterò qualcosa, e non, che sono più o meno sempre di autori/autrici dell'Ottocento. In sequenza, dopo i festeggiamenti con i parenti, faremo una capatina in montagna e poi, il 4 di Gennaio mi aspetta un'avventura di cui non voglio anticipare nulla perchè prima devo 'viverla' e poi ne racconterò ogni minimo dettaglio! Il periodo natalizio è il mio preferito perchè mi da quella sensazione che tutto si prenda una giusta pausa per dedicarsi agli altri in qualche modo o dedicarsi in un modo diverso anche solo a se stessi...e questo è un ottimo spunto per passare un felice Natale tutti quanti.




domenica 15 dicembre 2013

Jane Austen e i film di Richard Linklater: passione, amore e sintonia possono resistere nel tempo?

Premetto che l'esercizio che mi accingo a fare può sembrare azzardato, magari lo è, ma il mettere a confronto il romanzo di Jane Austen da me in assoluto preferito, 'Persuasione', con i 3 film del regista Linklater 'Before Sunrise', 'Before Sunset' e 'Before Midnight'
mi è venuto quasi naturale dopo aver completato la visione della trilogia cinematografica. La mia passione per Jane Austen è nota mentre questi film per me sono una scoperta molto recente, poiché non li avevo mai sentiti nominare e li ho conosciuti solo a seguito delle recensioni sui blog cinematografici che seguo. Detto e fatto, li ho recuperati e visti in sequenza molto stretta! Before 'Sunrise': nel 1995, i poco più che ventenni Jesse, americano e Celine, francese, si incontrano occasionalmente in treno e fra loro scatta un'intesa e una passione che li porta a passare fuori programma un'unica ed intera giornata assieme a Vienna. Le poche ed intense ore trascorse saranno determinanti per
fondare il loro ideale romantico di amore eterno che, sigillato in una promessa di rivedersi dopo 6 mesi nello stesso posto, li porta a sublimarsi in esso. 'Before Sunset': le circostanze non aiutano Jesse e Celine a mantenere la promessa di rivedersi e non potendo rintracciarsi si incontrano dopo quasi 10 anni a Parigi, durante il tour promozionale del libro scritto da Jesse, che parla proprio della loro storia d'amore. Le poche ore che si dedicano prima della partenza di lui per l'America, annullano in un colpo solo lo spazio temporale della forzata lontananza e l'insoddisfazione delle reciproche storie personali: l'amore mai assopito e in parte idealizzato di Jesse e Celine torna ad essere attrazione unica ed assoluta per entrambi con nuove e più mature sfumature. 'Before Midnight': è il 2013 e non si capisce subito se 9 anni prima Jesse aveva ripreso l'aereo per tornarsene in patria. Si scopre poi che non solo i due protagonisti sono rimasti assieme, ma che hanno avuto 2 gemelle e che vorrebbero completare la famiglia con l'inclusione in forma permanente anche del figlio di Jesse, che vive negli USA con la ex moglie. Emerge subito la sintonia mai persa fra i due protagonisti, che avendo però acquisito nel rapporto solidità, confidenza e conoscenza reciproca più profonda, mettono allo scoperto anche tutti i difetti e le fragilità che smitizzano e raffreddano sia la passione che l'amore nella loro forma più romantica.
La sfida è quella di resistere negli anni, di provare a crederci ancora nel ricordo di quello che ha fatto di loro la coppia che sono, nonostante i segni visibili del tempo e i momenti difficili che contrassegnano inevitabilmente le storie di chiunque. Qualcuno ha definito questa trilogia una vera e propria saga, che potrebbe benissimo proseguire dopo un altro opportuno intervallo temporale; ma se saga è nel senso cinematografico del termine è anche rappresentazione fedelissima ed estremamente umana di una realtà in cui molti possono riconoscersi. Dopo aver visto quindi i film, le mie riflessioni mi hanno portata a fare il paragone con 'Persuasione' per il semplice motivo che anche nel romanzo austeniano viene trattato il tema dell'incontro, del riconoscimento di essere l'uno la metà giusta per l'altra, della perdita (causale nei film e forzata nel romanzo) e del ritrovarsi dopo poco meno di 10 anni, annullando in pochi attimi l'intervallo temporale che da solo non è riuscito a rompere quel legame profondo e unico nato in giovane età.
 La Austen descrive poco e lascia trapelare magistralmente dai ricordi di Anne la prima fase dello sviluppo della storia della sua eroina e del bel Capitano Wentworth. La passione e l'entusiasmo che permettono di andare oltre ogni convenzione sono però l'elemento portante di questa fase di innamoramento. Molto più dettagliata e snodo centrale dello sviluppo della storia invece è, nel romanzo ottocentesco, la seconda fase, quella del ritrovamento, della riconciliazione e dello sviluppo vero e proprio di quell'amore profondo che fino ad allora era stato solo il riflesso idealizzato della passione giovanile. Ma, come in 'Before Sunrise', la iniziale diffidenza, il chiarirsi dell'inconveniente non voluto che ha determinato la separazione e la nuova consapevolezza di essere irrimediabilmente parte uno dell'altra seguono lo stesso schema e sviluppo per portare al giusto coronamento di questo umano ed eterno sentimento. La differenza sostanziale che invece caratterizza il mio singolare accostamento del romanzo 'Persuasione' con i tre film di Linklater è che la Austen, qui come in tutti gli altri suoi romanzi, si ferma in quello che potremmo
definire l'apice della storia d'amore, si ferma al suo coronamento con il matrimonio e non lascia spazio a quello che potrebbe essere il successivo evolversi nel bene e nel male delle vicende dei due protagonisti se non con brevissimi e molto sfumati accenni. Rimane quindi assoluto l'effetto positivo del percorso fatto dagli innamorati, pur fra mille difficoltà iniziali, e sembra quasi che la Austen, che di realismo ne aveva donde, non voglia intenzionalmente rovinarne l'aurea narrando il seguito che inevitabilmente porta ad affievolire nella quotidianità anche le storie più intense. In 'Before Midnight' invece questo è rappresentato molto bene, anche se, a mio avviso, con a tratti un eccesso di sottolineature su aspetti come il sesso perduto, l'antagonismo professionale e le abitudini casalinghe (lui che sporca, lei che pulisce sempre, etc..). Non posso dire che mi sia piaciuto quest'ultimo film, ma per come sono fatta, provo uguale interesse sia nell'immaginarmi come la storia possa continuare senza avere troppi suggerimenti, sia nell'osservare come gli altri hanno deciso di svilupparla, anche se io avrei preferito altri finali.. 

lunedì 2 dicembre 2013

‘Romanzo rosa’ di Stefania Bertola, il genere Melody e i corsi di formazione




E’ da quasi un mese che non riesco a scrivere una riga nel mio blog, un mese intenso per le decisioni prese e le conseguenze da gestire in ambito professionale, che non mi hanno dato tregua nelle ultime settimane, sia a livello emotivo che pratico: ho lasciato il lavoro dopo 13 anni nello stesso posto e ora sto valutando cosa
voglio fare da qui in avanti. Tempismo perfetto, direbbe qualcuno visto il momento, e il bello è che non sto cercando di fare una cosa simile da qualche altra parte, ma sto valutando cosa davvero voglio fare per non ricadere nel loop senza via d’uscita di prima. Ma sono ottimista nonostante tutto e convinta che qualcosa di buono salterà fuori! Quindi, adesso che è Dicembre, mese di festa e di messa a punto dei buoni propositi per l’anno nuovo (questo per me più che mai) voglio riprendere ad alimentare queste ‘pagine’ con la giusta frequenza (ecco il primo proposito!). Come sa chi mi segue da un pò, quando vado sotto stress e il poco tempo si riduce al massimo per film, letture e riflessioni e ho quindi bisogno a tutti i costi di una lettura che mi aiuti a traguardare il momento, applico la tecnica della ‘scelta a pancia’ di cui ho già accennato in quest'altro post. La copertina della scelta fatta la settimana scorsa anche questa volta buttava sul rosa, con tocchi però di bordeaux, le pagine andavano un po’ oltre le 150, questo ne ha 200 tonde ma va bene lo stesso, e il titolo era perfetto: ‘Romanzo rosa’. Stefania Bertola è l’autrice, una scrittrice torinese di cui non avevo mai sentito parlare e di cui non avevo ancora letto nulla, ma devo dire che con questo romanzo (del 2012 Ed. Einaudi) mi ha davvero risollevato non solo l’umore ma fatto passare momenti piacevoli e divertenti che consiglio a chiunque abbi bisogno di un non banale sollievo. Il titolo sa tanto di ‘Harmony’ ed infatti parla di questo genere ma senza esserlo, o meglio si’ in parte lo è ma come caricatura che alla fine volge ad altro. La scelta della trama è geniale e davvero simpatica, poichè senza uscire dalla routinaria e scialba quotidianità della protagonista, ne descrive una settimana sola di vita particolarissima che apre una parentesi ricca di  aneddoti, personaggi e colpi di scena inaspettati. Entrando nel vivo del romanzo – quindi da qui attenzione spoiler – l’autrice racconta di Olimpia una bibliotecaria di 58 anni, che vive sola con due gatti a farle compagnia, in una minuscola casetta con mini giardino, tirando avanti modestamente per far quadrare i conti e che ha come unici svaghi le visite delle nipoti ormai grandicelle e nel pieno dei conflitti amorosi e, di
domenica, le visite della vicina di casa per qualche partita a canasta. Niente di più ordinario senonché Olimpia decide di iscriversi ad un corso di formazione della durata di 8 giorni presso il Circolo dei Lettori che insegna a scrivere un romanzo in soli 8 giorni appunto! Il genere è quello definito dei ‘Melody’, per me da sempre ‘Harmony’, le cui collane infinite da sempre fanno sognare un tipo di pubblico femminile che vuole storie semplici, non d’autore, dove lui è l’uomo dei sogni, lei l’eroina che vince sempre e con la degna conclusione di un bel matrimonio  perfetto a coronamento del tutto. La cosa geniale di questo libro è che a chi legge sembra di frequentare davvero il corso, perché si trova descritte le dispense distribuite da un’eccentrica docente/famosa autrice di Melody, dove viene spiegato come si deve scegliere il genere (l’hot fire, il melody poliziesco, il melody history o l’ECS  alias ‘esperienze e creature sovrannaturali’, etc), il tipo di situazione base (tre in tutto), il nome dei protagonisti, piuttosto che le ambientazioni o i personaggi di contorno. Ogni capitolo quindi si apre con la dispensa con le istruzioni generali ma anche particolari di come si deve procedere capitolo dopo capitolo del libro da creare, fino alla conclusione assolutamente necessaria per il genere, della dichiarazione d’amore con richiesta della mano da parte di lui. Ma la cosa ancora più divertente è che in questo romanzo vengono riportati gli sforzi letterari di Olimpia, i diversi capitoli scritti ogni sera per l’indomani,  con i commenti e le sonore bacchettate che la tremenda Forneris (la docente tutta tacchetti, braccialetti e golf di angora rosa) rivolge a lei e agli altri partecipanti al corso. In più Olimpia, oltre che essere attiva nella sua impresa di diventare scrittrice, è anche spettatrice delle storie che nascono fra gli allievi del corso e in qualche caso anche confidente e dispensatrice di saggi consigli. Non descrivo la conclusione perché davvero ne consiglio la lettura, che
in due giorni al massimo è completabile senza problemi. Voglio però sottolineare come sia stata brava questa autrice a lavorare su diversi metapiani senza creare confusione e descrizioni inutili ma cogliendo con grande ironia sia l’essenza del genere Melody, spesso disprezzato eppure sempre attualissimo, e della quotidianità semplice e fatta di sacrifici delle persone comuni, che dedicandosi una parentesi per sé (il corso in questo caso) riescono a scoprire nuove opportunità o a fare nuove conoscenze che cambieranno le loro vite. A questo punto, penso che comincerò a cercarmi un bel corso di formazione e magari come Olimpia scoprirò un talento inespresso che mi farà chiarezza sul cosa voglio fare davvero da qui in avanti, chissà..

domenica 10 novembre 2013

'Un incantevole Aprile': come le scelte di rottura determinano svolte importanti



Quattro donne, con motivazioni diverse, fanno la stessa scelta di rottura, un viaggio lontano da tutto e tutti, e questa scelta le porterà ad una svolta decisiva della propria vita: questa è la super sintesi di un bel romanzo di Elizabeth Von Arnim intitolato ‘Un incantevole Aprile’. In tre giorni della scorsa settimana ho finalmente visto
il film di Mike Newell (del 1992), registrato diversi mesi fa ma a cui non ero ancora riuscita a dedicarmi, e letto il libro, pubblicato per la prima volta nel 1922. Le protagoniste sono delle signore inglesi degli anni ’20 di diverse età, chi nobile o della upper class e chi della media borghesia, ognuna rinchiusa nella sua quotidianità o per meglio dire nella sua ‘gabbia’ che nel tempo le ha o annullate alla vista degli altri, o congelate in uno stereotipo in cui loro stesse non riescono più a riconoscersi. Così Mrs. Wilkins, la prima a cui viene l’idea, piuttosto anticonformista per quei tempi, di andarsene per un po’ in viaggio senza marito, è una donna ‘soprammobile’, quasi un oggetto, non troppo prezioso, da esibire ogni tanto in pubblico per completare lo status di uomo d’affari perfetto dello stimato marito, belloccio e competente. Mrs. Arbuthnot, donna sola, pia e religiosissima dentro e fuori - tutti infatti dicono di lei che ha i tratti di una madonna triste - indossa questa maschera per sfuggire da un lato alla vergogna di un marito che per vivere fa lo scrittore di romanzi erotici e, dall’altro, per soffocare il desiderio verso lo stesso che non la degna di uno sguardo e che conduce la sua allegra vita sociale senza scrupoli. Mrs. Fisher, l’anziana signora con l’inseparabile bastone, che vive nei ricordi di un passato che non c’è più, che la sostiene però a sua volta come una struttura da cui teme di separarsi. Nomi altisonanti infatti compongono le travi di questa struttura, Carlyle, Tennyson, ma è una struttura fatta di relazioni con persone che non esistono più, e quindi fuori dalla realtà e con un equilibrio molto precario. E infine Lady Caroline Dester, la bellissima e giovane nobildonna, già stanca a 28 anni di recitare una parte che non le appartiene, quella dell’angelo irraggiungibile, adorato e desiderato da tutti sempre e in ogni luogo, ruolo che l’ha fatta invecchiare dentro precocemente e soprattutto che non le ha mai permesso di creare dei rapporti profondi con chicchessia.
Queste quattro signore decidono per un concatenarsi di casualità di andarsene per tutto il mese di aprile dalla uggiosa Londra in un soleggiato paesino italiano in Liguria, chiamato San Salvatore. Attraverso questo viaggio, parafrasando Marcel Proust, ognuna di loro non cercherà solo una nuova terra da scoprire, ma acquisterà nuovi occhi, per vedere la realtà e per agire la stessa in maniera completamente diversa. Nel caso di Mrs Wilkins e di Mrs Arbuthnot saranno i rispettivi mariti a ‘vedere’ per la prima volta le mogli in modo nuovo ed affascinante; nel caso di Mrs. Fisher, abbandonato il bastone e i fantasmi del passato, sarà lei a ritrovare il modo giusto di vivere la realtà e le sue insicurezze; nel caso di Lady Caroline, lei stessa si accorgerà che non necessariamente ruota tutto attorno a lei e che esiste anche chi la può vedere oltre la maschera perfetta della sua bellezza, e cioè con tutti i suoi limiti e difetti.
La consapevolezza acquisita da queste donne è una conquista di chi ha avuto il coraggio di spezzare un habitus, un modo convenzionale e ormai consolidato di fare o vivere a cui in qualche modo si erano adattate, ma che le faceva soffrire nel profondo. Se pensiamo poi agli anni in cui è stato scritto questo romanzo, si può ancora di più apprezzare il coraggio di queste quattro signore nel fare la loro scelta di rottura e quindi il messaggio di libertà per le donne che l’autrice in modo molto elegante e pacato ha voluto sottolineare.  Il film è ben fatto e fedele al libro, non è eccezionale ma coglie benissimo le atmosfere e i passaggi del ‘viaggio della vita’ delle quattro protagoniste. Il romanzo è piacevole e delicato, si sofferma molto sulla descrizione della natura, delle piante e dei fiori di cui la Von Arnim era un’appassionata conoscitrice, del contesto stesso che si fonde con l’anima delle signore inglesi e che fa si che diventi con loro un tutt’uno.                                                                           
A volte avere il coraggio di rompere lo schema è importante, non si sa di preciso cosa poi ne può conseguire, ma sicuramente da la possibilità di uscire da un sofferto torpore in cui nonostante tutto ci si adagia inconsapevolmente.